Artico, asse Usa-Giappone-Corea: rotte e risorse al centro del nuovo fronte geopolitico

Washington, Tokyo e Seoul preparano un memorandum sulla cooperazione marittima e sull'energia nell'Artico. Sullo sfondo la crescente presenza di Russia e Cina e i primi test commerciali sulla Northern Sea Route

Ultimo aggiornamento 21 settembre 2026 - 14:30

L’Artico entra sempre più apertamente nella partita geopolitica fra grandi potenze. Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud si preparano a firmare un memorandum sulla cooperazione marittima e sull’approvvigionamento energetico nella regione, mettendo insieme rotte commerciali, risorse, tecnologie e sicurezza economica.

L’intesa dovrebbe essere firmata a New York a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite dai ministri degli Esteri Marco Rubio, Toshimitsu Motegi e Cho Hyun. Secondo quanto riferito dalla stampa giapponese e coreana, la bozza prevede un quadro di cooperazione trilaterale dedicato all’utilizzo marittimo dell’Artico e all’espansione delle forniture energetiche.

Fra gli ambiti indicati figurano le rotte artiche, le tecnologie per rompighiaccio, l’osservazione marina e il trasporto di petrolio e gas. La bozza prevede inoltre un gruppo di lavoro permanente sulla cooperazione artica e una possibile collaborazione con il Consiglio Artico.

È un passaggio che arriva mentre la Northern Sea Route sta passando dalla fase delle simulazioni e delle dichiarazioni a quella dei primi esperimenti commerciali. A settembre la Corea del Sud ha completato il primo viaggio di una portacontainer nazionale verso l’Europa attraverso la rotta artica. La PanStar Acro, da 2.758 teu, è partita da Busan il 22 agosto, è entrata nella Northern Sea Route il 31 agosto ed è arrivata a Felixstowe dopo 21 giorni di navigazione.

Il viaggio non equivale ancora alla nascita di una nuova autostrada marittima. La stessa operazione sudcoreana è stata concepita come test della fattibilità commerciale della rotta. Ma il segnale industriale e politico è difficile da ignorare: Seoul ha già annunciato un programma di finanziamento destinato alle navi ice-class e ai rompighiaccio, mentre le aziende asiatiche guardano alla possibilità di utilizzare le acque artiche per collegare Asia ed Europa.

La mossa di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud si inserisce in un quadro più ampio. La Russia continua a sviluppare la Northern Sea Route, insieme ai porti e ai grandi progetti energetici collegati alla costa artica, mentre la Cina ha aumentato le proprie iniziative stagionali sul fronte delle rotte commerciali settentrionali.

L’Artico rischia così di diventare contemporaneamente una nuova frontiera della navigazione commerciale e un terreno di confronto per l’accesso alle risorse e alle infrastrutture. La bozza dell’accordo trilaterale parla esplicitamente di sicurezza economica, produzione e approvvigionamento di petrolio e gas.

Per il trasporto marittimo è una prospettiva destinata ad avere conseguenze che vanno oltre la distanza fra Asia ed Europa. Se la navigazione artica dovesse crescere, servirebbero navi specializzate, capacità rompighiaccio, sistemi di monitoraggio e nuove infrastrutture portuali. Sono gli stessi strumenti che rendono la rotta una questione strategica prima ancora che commerciale.

E proprio qui si trova il nodo della partita. La progressiva apertura commerciale dell’Artico non sta avvenendo in uno spazio geopoliticamente neutrale: la Northern Sea Route passa attraverso un’area nella quale la Russia mantiene un ruolo determinante, mentre Cina, Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti stanno cercando di costruire proprie capacità e proprie relazioni.

Il memorandum annunciato a New York è dunque qualcosa di più di un’intesa sulla navigazione. È un altro tassello della trasformazione dell’Artico in uno spazio nel quale rotte marittime, energia e sicurezza economica finiscono per sovrapporsi.