Cosco vira sulle alternative agli Usa: “Utili boom, ma ora comincia la sfida”

Il gigante cinese ottiene risultati positivi, ma ammette: "Siamo nel mezzo di una trasformazione storica"

La scelta di indirizzare la strategia su mercati diversi dagli Usa ha pagato bene nel primo semestre di Cosco

Ultimo aggiornamento 30 agosto 2025 - 13:26

Cosco, il gigante cinese dello shipping, si trova ad affrontare «sfide significative» legate ai propri investimenti internazionali, in un contesto di pressioni commerciali e geopolitiche sempre più marcate. A dichiararlo è stato il direttore generale Wu Yu, intervenuto a Hong Kong in occasione della presentazione dei risultati semestrali.

Secondo il manager, la guerra commerciale con gli Stati Uniti e il rallentamento dell’export cinese verso il mercato americano hanno imposto al conglomerato statale una revisione delle strategie, spingendolo a concentrare l’attenzione su mercati emergenti e hub regionali chiave. Le esportazioni cinesi verso economie in crescita, in particolare in Sud-Est asiatico, Sud America, Africa e Medio Oriente, hanno infatti registrato incrementi, aprendo a nuove prospettive di acquisizioni e partnership.

Le difficoltà per Cosco non si limitano alle tensioni con Washington: il gruppo segnala infatti un clima geopolitico instabile, unito a regolamentazioni sempre più restrittive contro gli investimenti esteri in molti Paesi. A ciò si aggiungono le forti pressioni competitive nelle gare per l’acquisizione di terminal, caratterizzate da offerte di prezzo elevate che rendono più complesso espandersi su scala globale.

Wu ha evitato di commentare i rumors secondo cui Cosco potrebbe partecipare alla cessione degli asset portuali di CK Hutchison, valutati 22,8 miliardi di dollari. La vendita, inizialmente prevista a un consorzio guidato da BlackRock e da Msc, aveva suscitato critiche da Pechino per il rischio di riduzione dell’influenza cinese in nodi strategici, tra cui due porti vicino al Canale di Panama. CK Hutchison ha confermato contatti con un «importante investitore strategico cinese», che diverse fonti indicano proprio in Cosco.

Sul fronte operativo, il gruppo continua a crescere. Cosco Shipping Holdings, controllata e quotata a Hong Kong e Shanghai, ha chiuso il primo semestre del 2025 con un utile di circa 2,8 miliardi di dollari, in aumento del 4,88% rispetto all’anno precedente

La compagnia dispone ora di una flotta di 557 navi, per una capacità complessiva di 3,4 milioni di teu, mentre l’orderbook confermato ammonta a circa 910.000 teu.

Tra le novità più rilevanti figura la consegna, avvenuta a giugno, della Cosco Shipping Yangpu, la prima portacontainer cinese a doppia alimentazione metanolo da 16.136 teu. Nel complesso, sono 42 le nuove unità dual-fuel ordinate, a cui si aggiungono piani di retrofit per adattare le navi esistenti ai sistemi a combustibili alternativi.

Guardando al futuro, Cosco ammette che il mercato del trasporto container rimane segnato da forti incertezze. «Il settore sta vivendo una trasformazione storica senza precedenti», ha affermato l’azienda, confermando l’intenzione di posizionarsi come piattaforma globale digitale della supply chain, con il trasporto container al centro.

Il colosso cinese, quarto player mondiale per capacità, opera insieme a OOCL (controllata al 71%) nell’ambito dell’Ocean Alliance, partnership che include Cma Cgm e Evergreen Marine. Inoltre, Cosco risulta charterer di una dozzina di nuove navi da 9.000 teu ordinate ad agosto da Seaspan Corp, che ne ha affidato la costruzione a due cantieri del gruppo statale Cssc, con consegne previste entro il 2029.

Tra tensioni geopolitiche, nuove sfide regolatorie e la transizione energetica in corso, Cosco continua a muoversi su un equilibrio complesso: difendere la propria presenza internazionale, ampliare le rotte nei mercati emergenti e consolidare il ruolo della Cina come potenza marittima globale.