Dazi: meno viaggi per i container, incognita sul dry, situazione invariata sui liquidi / ANALISI

Container nel piazzale della fabbrica Tesla di Gruenheide

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:19

Sul tema dei dazi, l’aspetto più importante è capire se questo accordo “quadro” sarà effettivamente confermato e non ci saranno retromarce, visti i precedenti negoziati tra gli Stati Uniti e gli altri partner commerciali.  Ciò che sembra sicuro al momento è una tariffa del 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee verso gli Usa, che è oltre tre volte maggiore del recente passato, ma meno del 25% o più minacciato dall’amministrazione americana fino a poco tempo fa.

Enrico Paglia

 

In ogni caso queste tariffe si tradurranno soprattutto in prezzi più alti per i consumatori americani non influenzando particolarmente la competitività degli esportatori europei sul mercato Usa dato che tutti gli altri esportatori come Giappone, Corea, Cina, Vietnam saranno soggetti alla stessa tariffa se non più alta. Pare invece irrealistica l’ipotesi di una significativa fioritura dell’industria manifatturiera domestica negli Stati Uniti.

Per questo l’impatto sarà soprattutto un leggero calo della domanda dagli Usa a causa dei prezzi più alti che riducono il reddito disponibile dei consumatori, il che sarà un fattore negativo per tutti. Il più grande aspetto positivo di questo accordo di massima, è bene sottolinearlo, è che con maggiori certezze le imprese potranno ricominciare a pianificare, adattarsi e investire; ciò è impossibile se le regole cambiano ogni mese.

Un fattore critico di quanto emerso al momento è l’ulteriore apertura del mercato europeo alle esportazioni Usa. Le esportazioni agricole americane potrebbero potenzialmente destabilizzare il settore agricolo europeo che è protetto e sovvenzionato. Molti paesi europei cercheranno di resistere a questo cambiamento, come abbiamo visto negli ultimi mesi con l’accordo commerciale con il Mercosur, che è stato concluso dall’Unione europea nel dicembre 2024 e non è ancora stato ratificato dai parlamenti nazionali a causa dell’opposizione di Paesi come Francia e Polonia, e sulle importazioni di grano ucraino, anch’esse fortemente osteggiate dalla Polonia e da altri.

C’è quindi da aspettarsi una resistenza simile verso qualsiasi liberalizzazione delle esportazioni di grano Usa verso l’Europa. Per quanto riguarda le esportazioni statunitensi di idrocarburi, l’Europa ha già dirottato le importazioni di petrolio e gas dalla Russia (in larga parte tramite gasdotto) verso petrolio e gas naturale liquefatto statunitensi dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Questo cambiamento è già avvenuto e sarebbe probabilmente continuato nei prossimi anni, indipendentemente da questo accordo commerciale.

L’ Unione europea già dipende dagli Stati Uniti per quasi il 15% delle importazioni di petrolio, il che rende gli Usa il principale fornitore. Per il Gnl la dipendenza dell’ Ue è ancora superiore: già oggi come noto oltre la metà di tutto il gas naturale liquefatto arriva dagli Usa. Pertanto, sotto questo profilo è difficili che si verifichino grandi cambiamenti, almeno nel breve e nel medio periodo.

Un’altra considerazione riguarda il valore degli accordi citati, che sono certamente significativi, ma è difficile immaginare che l’Ue importerà più petrolio e gas dagli Usa di quanto necessario, soprattutto perché le importazioni sono effettuate da compagnie private e non dai governi, quindi nessuno in Europa importerà petrolio o gas solo per superare una quota annuale arbitraria e metterlo in stoccaggio.

Le esportazioni di acciaio dall’Ue verso gli Usa ammontano a soli tre milioni di tonnellate all’anno, che è meno del 15% delle esportazioni di acciaio dell’Ue e meno del 15% delle importazioni di acciaio degli Usa. Ancora una volta, tutte le potenziali alternative agli esportatori di acciaio europei come Cina, Corea del Sud o Canada saranno soggette a tariffe alte quanto o più alte dell’Europa, quindi è improbabile che abbia un impatto significativo.

Complessivamente, l’impatto di questo accordo (e degli altri successivi agli annunci del Rose Garden di aprile) è negativo sui commerci di container nel senso che l’imposizione di tariffe ridurrà la domanda USA di esportazioni europee a causa di una riduzione del potere d’acquisto dei consumatori americani. Tuttavia, una guerra commerciale prolungata o ulteriori mesi di incertezza sarebbero stati ancora peggiori, quindi questo può essere visto come un successo.

Pare difficile immaginare un significativo impatto a breve termine sui commerci di navi cisterna (petrolio, derivati e gas) per quanto detto prima, ma a lungo termine possiamo ipotizzare che questo accordo è positivo per la domanda in quanto potrebbe implicitamente confermare che non ci sarà un ritorno delle importazioni di gas e petrolio russo tramite gasdotto. Per quanto riguarda il dry bulk dipenderà soprattutto dal successo che avranno le esportazioni agricole statunitensi verso l’Ue, successo che se guardiamo a quanto recentemente accaduto con Mercosur e Ucraina è difficile da ipotizzare.