Tornare a costruire traghetti in Italia non è un miraggio. Lo assicura Salvatore Deidda, presidente della Commissione Trasporti della Camera, intervenuto al Road to Best, il convegno organizzato da Blueconomy.com a Livorno. «Stiamo lavorando affinché gli ostacoli vengano rimossi – spiega – ed è assurdo che i nostri armatori debbano andare in Cina o in Turchia per costruire unità che poi operano in Italia».
Deidda ricorda l’esempio della Regione Sicilia, che con risorse proprie ha affidato a Fincantieri la costruzione di un nuovo traghetto destinato ai collegamenti locali. «Modelli come questo dimostrano che la cantieristica italiana può tornare protagonista. Sto candidando Porto Torres come hub per manutenzione e costruzione, ma tutta la filiera è pronta. L’Europa nel 2026 presenterà un provvedimento dedicato alla cantieristica: dobbiamo farci trovare pronti».
Il presidente richiama anche esigenze operative specifiche, oggi poco considerate nel design dei nuovi traghetti: «Servono navi con stive aperte per il trasporto di bestiame e cavalli, centrali per le rotte fra Toscana e Sardegna. Oggi quasi tutti i traghetti sono a stiva chiusa e questo crea problemi alla nostra filiera agricola».
Riforma portuale, “serve realismo”
Sul percorso di riforma del sistema portuale, Deidda invita a evitare allarmismi. «La bozza arriverà in Parlamento solo dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri. Lì inizierà il vero confronto. La Commissione Trasporti ha sempre ascoltato tutti: imprese, sindacati, operatori. Il dibattito sarà approfondito, ma senza forzature».
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Digitalizzazione e lavoro marittimo
Il presidente rivendica anche i risultati ottenuti negli ultimi anni:
– la digitalizzazione del Libretto del Marittimo, attesa da anni, oggi in fase avanzata;
– il lavoro sul Codice degli ormeggiatori, approvato e migliorato;
– nuovi riconoscimenti per categorie finora invisibili come chimici di porto, sommozzatori e palombari;
– nuovi fondi per le agenzie del lavoro di Taranto, Gioia Tauro e Cagliari.
“Basta guerre tra porti: servono visione e coordinamento”
Deidda richiama infine la necessità di riportare equilibrio tra le funzioni portuali: «Oggi tutti vogliono la nautica da diporto e nessuno più il porto commerciale, considerato “brutto” o ingombrante. Ma serve spazio per tutti: i porti devono garantire coesistenza e coordinamento, altrimenti si alimentano conflitti che spaventano le imprese».
Per Deidda la rotta è chiara: ascolto, pragmatismo e una filiera marittima che torni a essere un asset strategico nazionale, a cominciare dai traghetti “made in Italy”.