Kawasaki Kisen Kaisha (K Line) ha chiuso il primo trimestre dell’anno fiscale con un calo drastico della redditività: l’utile netto è crollato di oltre il 50%, segnando uno dei risultati più deboli degli ultimi anni. A pesare sul bilancio sono stati principalmente i settori del trasporto container e del dry bulk, entrambi in forte sofferenza per una combinazione di noli in discesa, domanda stagnante e squilibri strutturali nel mercato. Il segmento container ha registrato una significativa contrazione dei ricavi. Dopo l’impennata dei noli durante la pandemia, la normalizzazione delle tariffe ha avuto un impatto diretto sulla marginalità. La domanda sulle rotte Asia–Europa e Asia–America è calata rispetto alle attese, con un eccesso di capacità che ha generato una competizione agguerrita sui prezzi. Anche i costi operativi, ancora elevati a causa di misure ambientali e logistiche, hanno inciso sui conti.
Non è andata meglio per il comparto dry bulk, dove il calo delle esportazioni di carbone, grano e minerali da mercati chiave come Brasile, Australia e Sud-Est asiatico ha determinato un’eccessiva disponibilità di navi rispetto al carico. La conseguente pressione sui noli ha eroso i margini operativi in tutte le classi di tonnellaggio, dalle Capesize alle Handysize.
K Line ha già avviato una ristrutturazione delle attività nel bulk, con la dismissione di asset meno efficienti e la rinegoziazione di contratti time charter giudicati poco vantaggiosi. Tuttavia, l’impatto finanziario è stato immediato e profondo. Le perdite della divisione bulker hanno inciso pesantemente sull’utile operativo complessivo, cancellando i benefici di altri segmenti aziendali.
A parziale compensazione, il business legato al trasporto energetico – in particolare navi Lng e petrolchimiche – ha mantenuto una certa stabilità grazie a contratti a lungo termine. Tuttavia, l’andamento dei cambi e l’aumento dei costi di gestione hanno limitato la capacità di generare profitti sufficienti a bilanciare le perdite. I ricavi operativi sono scesi nel trimestre da 267,6 miliardi di yen a 244,9 miliardi (-8,5%), l’utile operativo si è ridotto da 30,7 a 19,8 miliardi (-35,4%), mentre l’utile ordinario è crollato da 74,8 a 21,6 miliardi (-71,0%).