Grimaldi: “Grazie agli utili 4 miliardi di investimenti e 29 navi in arrivo”

L’ad del gruppo Grimaldi e presidente Ics: “Con i nuovi carburanti bisognerà aggiornare la formazione di 800mila marittimi”

Emanuele Grimaldi

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:21

Genova – La Compagnia portuale di Livorno, guidata da Enzo Raugei, è entrata nella compagine societaria del terminal Tdt (Darsena Toscana) dello scalo, acquistando un 5 per cento dal socio di maggioranza, Grimaldi Euromed, con opzione per acquisire in futuro un altro 5 per cento. Le quote del terminal sono oggi così distribuite: 75 per cento Grimaldi Euromed, 20 per cento Grimaldi Deep Sea (altra controllata del gruppo Grimaldi), 5 per cento Cpl. Un’operazione a cui Emanuele Grimaldi (ad di Grimaldi Group, presidente di Euromed e al vertice anche dell’associazione armatoriale internazionale Ics) attribuisce un valore di riconoscimento per il buon momento che sta vivendo Tdt.

Come nasce il ritorno nel terminal della Compagnia, che già in passato ne aveva avuto una quota?

«Porti e logistica sono parte delle attività del nostro gruppo, che ha fatto un grande investimento in Tdt, dove si movimenta la maggioranza dei container di Livorno. Una realtà che ha un successo di crescita e nel 2025 ha registrato aumenti di traffico a due cifre, in alcuni mesi anche oltre il 20 per cento, malgrado il contesto non favorevole: malgrado ad esempio gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso o i dazi di Trump. Questo successo si spiega con l’ottimo lavoro fatto, merito anche delle maestranze. Abbiamo sempre dato importanza al fattore umano. Avere come soci le famiglie dei lavoratori è motivo di ulteriore orgoglio».

I risultati del terminal rientrano anch’essi nel bilancio positivo del gruppo?

«Si, da tre anni il gruppo fa risultati molto positivi. Nel 2024 il fatturato è stato di oltre 5 miliardi di euro con utile consolidato superiore a 1 miliardo. I risultati ci assicurano la cassa per fare investimenti importanti. Abbiamo 3-4 miliardi di investimenti già pianificati per ventinove navi in costruzione, fra cui anche unità che potranno navigare da subito a metanolo con zero emissioni. L’ordine più importante sono 17 car carrier con Grimaldi Euromed. Le navi passeggeri sono due per Minoan, tre per Finnlines e quattro per Grimaldi, saranno pronte fra 3-4 anni e opereranno due sulla Livorno-Palermo, due in Grecia, due su Iraklion-Pireo e tre fra Germania e Finlandia».

A proposito di maestranze, nel settore marittimo si segnala spesso la carenza di personale. Lo conferma?

«Questo è un problema planetario. Nel mondo ci sono due milioni di marittimi e circa 80mila navi. Con l’introduzione di nuove tecnologie e nuovi carburanti è necessario aggiornare la formazione di 800mila marittimi. I nuovi carburanti come ad esempio metanolo e ammoniaca presentano nuovi rischi perché sono fortemente tossici o infiammabili. Anche il cold ironing richiede competenze nuove».

Fra i nuovi ostacoli che sta affrontando lo shipping ci sono anche i conflitti internazionali: sia le guerre verre, sia quelle commerciali. Come se ne esce?

«Per quanto riguarda i dazi, il Nord Atlantico è sempre stato un mercato di riferimento per il porto di Livorno oltre che il principale per le esportazioni dall’Italia. Spesso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si esprime in maniera controversa, ma poi trova il compromesso, l’auspicio è che si trovi anche in questo caso. L’Italia ha bisogno delle loro fonti di energia. Inoltre si potrebbe acquistare produzione militare, visto che si è deciso di rinforzare questo settore. In questo modo si potrebbero bilanciare gli scambi. Tenendo conto che il mercato alla fine vince sempre. Mi auguro che dopo l’esibizione delle tecniche commerciali, molte tariffe rientrino. È giusto trovare equilibri, un disavanzo cronico non è sostenibile».

Voi avete una compagnia in America, la Acl. Quali sono le sue prospettive?

«Non ci saranno cambiamenti, le nostre navi rientrano come tonnellaggio e capacità di teu al di sotto dei limiti previsti».

A Est invece abbiamo guerre vere.

«Mi auguro che le tensioni si possano risolvere, d’altra parte avere un teocrazia con l’arma atomica non sarebbe il massimo. Penso poi che la proposta Onu di affidare la Palestina all’Egitto possa essere una garanzia per il futuro. Ugualmente auspico la fine del conflitto in Ucraina, che ha minato la competitività dell’Europa. Non possiamo più esportare in Russia, dove il made in Italy era molto apprezzato, e anche il turismo delle élite russe si è spostato a Abu Dhabi».