C’è un rinnovato interesse per gli ordini di navi feeder, quelle sotto i 5mila teu di capacità. Fra i motivi la necessità di ammodernare la flotta in un momento di cambiamenti tecnologici e le nuove strategie delle compagnie, sempre più orientate al modello hub-and-spoke, con la dimensione delle navi madre in continuo aumento e la riduzione del numero di porti a cui fanno riferimento. Di qui la crescita dell’utilizzo dei servizi feeder.
Secondo il broker Braemar anche la più grande compagnia portacontainer del mondo, Msc, sta valutando nuovi ordini in questo settore. Si parla di contratti che arriverebbero fino a 120 nuove unità di capacità compresa fra 1.100 e 5.000 teu. Andrebbero ad aggiungersi alle 128 navi attualmente già in costruzione e che hanno dimensioni ben maggiori: secondo i dati Alphaliner, in media 16.000 teu di capacità.
Si tratta di un trend diffuso e che riguarda anche altre compagnie, come a esempio Cma Cgm. Secondo il rapporto di luglio di Maritime strategies international, nel secondo trimestre del 2025 c’è stato un aumento del 230 per cento rispetto al primo trimestre dell’anno negli ordini di navi feeder di capacità compresa fra 100 e 3.999, con l’aumento concentrato sul segmento superiore a 1.300 teu. La metà della flotta feeder mondiale ha oltre 15 anni di età e un quarto supera i 20 anni. Secondo Braemar, la flotta feeder di Msc ha un’età media di 22 anni e le nuove unità cominceranno a essere consegnate nel 2029.
Diversi fenomeni stanno spingendo per l’utilizzo di navi feeder: oltre a unità madre sempre più grandi, la chiusura del Mar Rosso con la crescita del transhipment nei porti del Mediterraneo occidentale e le politiche di Trump che penalizzano le portacontainer costruite in Cina, con conseguenti rotture di carico nei Paesi vicini agli Stati Uniti.