Il Giappone passa dalle promesse agli investimenti. Tokyo ha approvato i primi tre progetti del nuovo fondo destinato al rilancio della cantieristica nazionale, mettendo sul tavolo fino a 213,1 miliardi di yen, circa 1,36 miliardi di dollari. A beneficiare dei finanziamenti saranno i gruppi guidati da Imabari Shipbuilding, Japan Marine United (JMU) e Namura Shipbuilding, con programmi di investimento che si estenderanno dal 2026 al 2034.
Le risorse serviranno a intervenire direttamente sulla capacità produttiva: ampliamento dei bacini, nuove gru, automazione, sistemi per ridurre il fabbisogno di manodopera e ammodernamento delle infrastrutture. Un intervento che, nelle intenzioni di Tokyo, dovrebbe permettere alla cantieristica giapponese di recuperare terreno nella competizione globale con Cina e Corea del Sud.
Il progetto più consistente è quello guidato da Imabari, insieme a Tadotsu Shipyard e Steel Hub: fino a 113,8 miliardi di yen, circa 727 milioni di dollari. A JMU, JMU Amtec e Ariake Steel Center sono destinati fino a 49,4 miliardi di yen, mentre Namura e Hakodate Dock potranno ricevere fino a 49,9 miliardi.
Secondo il ministro dei Trasporti Yasushi Kaneko, i tre programmi dovrebbero mobilitare complessivamente circa 600 miliardi di yen, 3,84 miliardi di dollari, considerando anche gli investimenti privati. L’effetto atteso è un aumento di circa il 50% della capacità costruttiva complessiva dei tre gruppi. E questa è soltanto la prima tranche: altre candidature sono già in fase di valutazione.
La posta in gioco è molto più ampia del semplice sostegno a un comparto industriale. Il Giappone punta infatti a raddoppiare la propria capacità annuale di costruzione, portandola dagli attuali circa 9 milioni di tonnellate di stazza lorda a 18 milioni entro il 2035. La cantieristica è tornata così al centro della politica industriale e della strategia di sicurezza economica di Tokyo, dopo decenni nei quali il Paese ha progressivamente perso quote di mercato a favore soprattutto della Cina.
Il piano arriva inoltre in una fase di profonda trasformazione dell’industria nazionale. All’inizio dell’anno Imabari ha completato l’acquisizione del 60% di JMU, dando vita al principale gruppo cantieristico giapponese e al quarto maggiore al mondo per tonnellaggio.
Anche sul fronte della capacità produttiva stanno arrivando segnali concreti. Namura prepara quello che potrebbe essere il primo grande nuovo bacino per la costruzione navale realizzato in Giappone dai tempi del maxi-dock da 610 metri completato da Imabari a Marugame nel 2017.
Il mercato, del resto, sta già mettendo sotto pressione i cantieri giapponesi. Gli ordini garantiscono oggi circa tre anni e mezzo di lavoro, mentre gli slot disponibili sono praticamente esauriti fino al 2029. Il portafoglio ordini resta però fortemente concentrato sui bulk carrier, che rappresentano quasi tre quarti delle commesse.