La seconda amministrazione di Donald Trump ha sempre mostrato un certo apprezzamento per le istituzioni americane del passato a suo dire “ingiustamente” abbandonate. Un esempio per tutti: il cambio di nome al Dipartimento della Difesa, da lui cambiato in “Guerra” e pazienza se manca il regolare voto del Congresso.
dSu un altro versante però ha mostrato un’efficacia maggiore ed è quello giudiziario. Non si parla soltanto della sua efficiente nomina di numerosi giudici federali in diverse posizioni, ma del suo riscoprire tipologie di tribunali che erano rimaste sepolte sotto le scartoffie della burocrazia e la polvere del tempo. Già il 15 luglio è stato riportato in uso l’Alien Removal Terrorist Court, un tribunale speciale dedicato all’espulsione dei cittadini stranieri accusati di terrorismo che non era mai stato attivato dal 1996. La nuova idea in campo del diritto del mare però va molto più indietro e punta a riportare in vita le Prize Court, in italiano i “tribunali delle prede”. L’obiettivo è il rafforzamento del controblocco navale nei confronti dell’Iran davanti allo Stretto di Hormuz e fornire un nuovo strumento giuridico ai procuratori federali per procedere più speditamente con la confisca del carico delle navi sequestrate al nemico o anche a quei paesi neutrali che abbiano usato i porti di Teheran. In un’intervista al magazine Bloomberg Law, il procuratore federale americano Aaron Reitz ha dichiarato che «i nostri interessi nazionali possono giustificare la confisca da parte delle nostre forze armate di navi commerciali destinate al nemico durante una guerra». In conseguenza di ciò «i tribunali federali devono essere pronti a decidere la destinazione delle imbarcazioni e del loro carico» conclude il magistrato statunitense.
Solo che questo strumento è davvero vecchio: basti pensare che quando è stato istituito per la prima volta, nel 1780, l’America non aveva ancora sconfitto la Gran Bretagna e non era ancora stata riconosciuta come nazione indipendente. All’epoca questo tribunale venne chiamato Court of Appeals in Cases of Capture e doveva giudicare per i casi di confisca delle navi di Sua Maestà. Finita la guerra, cesso anche la funzione di quel tipo di corte, che venne sciolta ufficialmente il 21 giugno 1788. Qualche anno dopo lo strumento venne riportato in vita, proprio quando la guerra era ripresa, questa volta contro gli stati secessionisti del Sud, favorevoli a mantenere la schiavitù. L’amministrazione di Abraham Lincoln varò un blocco navale contro la neonata nazione agraria (che a sua volta risposte con “lettere del marchio” che autorizzavano la pirateria) e la Marina militare riprese a confiscare le navi che tentavano di aggirare l’ostacolo.
Alcuni proprietari scontenti fecero causa all’amministrazione, ritenendo l’uso di questi tribunali illegittimo perché la guerra non era stata dichiarata ufficialmente. Nel 1863 la Corte Suprema diede ragione al presidente: lo stato di guerra giustificava sia il blocco che il sequestro delle imbarcazioni “ribelli”. Sempre in tempo di guerra ci sono stati altri due utilizzi di questo strumento giuridico: nel 1898, nella guerra contro la Spagna per Cuba e Porto Rico e nella Seconda Guerra Mondiale.
Con l’affermazione della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, era sempre più difficile giustificare l’esistenza di un tribunale speciale che risaliva all’epoca delle navi a vela e dei pirati e nel 1956 viene definitivamente archiviato e sostituito con le ordinarie corti federali distrettuali.
Per settant’anni peraltro non si è più registrato un conflitto navale di questa entita che ha coinvolto gli Stati Uniti, che si sono limitati a sviluppare la propria forza militare navale per mere ragioni di deterrenza.
Oggi che i Marines tornano a vedere l’azione, si pensa di nuovo a questo tribunale. E ci sono anche dei casi specifici su cui potrebbe essere applicato.
Il 19 aprile scorso gli Usa hanno abbordato e conquistato la Mv Touska, una portacontainer che rientrava dalla Malayisia verso lo scalo di Bandar Abbas. I marittimi sono stati rilasciati il successivo 4 maggio in Pakistan e successivamente rimpatriati. Ma che fare quindi con la nave e il suo carico? Se viene ufficializzata la possibilità di confisca, si indebolisce anche il diritto del mare che finora aveva governato anche i conflitti, perché si tratterebbe di una nave civile (le imbarcazioni militari vengono sequestrate in modo legale). Per alcuni commentatori, come la professoressa Jill Goldenziel, docente presso la National Defense University, questa modalità manderebbe «un segnale forte» agli avversari degli Stati Uniti che vogliono violare le disposizioni militari in tempo di guerra. E smontare anche un sistema poco trasparente che porta diversi armatori a usare registrazioni di comodo in stati terzi e a non rischiare di presentare le proprie pretese in un tribunale americano.
Altri docenti sono molto più critici di questo strumento: Andrew Clapham, docente di diritto internazionale al Geneva Graduate Institute lo dice chiaro e tondo. I tribunali delle prede e il diritto dietro la loro istituzione è «un relitto del passato, non appropriato per i tempi attuali». Il motivo è molto semplice: per la legge internazionale «le guerre d’aggressione sono illegali e quindi gli antichi diritti degli stati belligeranti non sono più validi».
E cosa risponde a chi, come il professor Eugene Kontorovich della George Mason University, sostiene che queste confische possono aiutare gli Stati Uniti a sostenere i costi della guerra? «Non so nemmeno sesia un’idea seria, ma il concetto che confiscare dei beni di proprietà privata al nemico o addirittura di un paese neutrale appare particolarmente bizzarro nel ventunesimo secolo».
E alla domanda se questi tribunali potrebbero essere resi incostituzionali dalla stessa Corte Suprema americana, Clapham risponde: «Se ci fosse l’autorizzazione del Congresso, magari rimarrebbero anche in piedi, ma qui il problema è un altro. Non vedo come un altro stato possa accettare che una nave civile che batte la sua bandiera possa essere catturata e confiscata dagli Stati Uniti in mezzo al mare. Non è stato fatto dopo la Seconda Guerra Mondiale, non può essere fatto adesso». Ma l’amministrazione Trump ha già mostrato un sufficiente disprezzo per questo tipo di istituzioni internazionali per rendere questa riesumazione giudiziaria perfettamente possibile.