Il traffico commerciale nel Golfo Persico torna a subire gli effetti diretti dell’escalation militare. Diverse navi mercantili nel Golfo settentrionale e nel Golfo di Oman sono state colpite da fuoco di interdizione, secondo quanto riferito mercoledì dalla United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO), l’organismo britannico che monitora la sicurezza della navigazione nella regione.
L’UKMTO non è al momento in grado di confermare eventuali vittime né di valutare l’impatto ambientale degli incidenti. Il quadro è reso ancora più critico dalla rivendicazione arrivata dai Pasdaran iraniani, che hanno dichiarato di aver attaccato due navi statunitensi e otto petroliere nel Golfo, in risposta a quello che Teheran definisce un attacco americano contro cinque petroliere iraniane.
Secondo la dichiarazione riportata dai media statali iraniani, le forze dei Guardiani della Rivoluzione hanno colpito 10 navi che stavano tentando di attraversare un’area dello Stretto di Hormuz definita «proibita e non sicura».
I numeri del traffico confermano intanto il forte impatto sulla navigazione. Martedì soltanto sei navi commerciali hanno attraversato Hormuz, contro le nove del giorno precedente e una media di circa 12 negli ultimi dieci giorni. I dati sono preliminari e potrebbero essere rivisti, anche perché alcune navi disattivano i transponder durante la navigazione.
Secondo i primi dati di Kpler, alle 2 GMT di mercoledì cinque delle sei unità stavano entrando nello Stretto e una sola ne usciva. Tra queste figuravano una nave Panamax e una petroliera di classe intermedia.
L’escalation militare si sta intanto allargando all’intero sistema dei chokepoint marittimi mediorientali. Martedì il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran si è ulteriormente intensificato, con gli Houthi yemeniti, sostenuti da Teheran, che hanno lanciato attacchi contro diverse città dell’Arabia Saudita, coinvolgendo ancora più direttamente un alleato di Washington. Le forze americane hanno inoltre colpito diverse petroliere iraniane, mentre l’Iran ha attaccato una base statunitense in Giordania.
Anche Bab el-Mandeb, l’altro grande passaggio strategico tra Mar Rosso e Golfo di Aden, registra una contrazione, seppure meno marcata. Martedì sono transitate 25 navi commerciali, 11 in ingresso e 14 in uscita, contro una media di circa 27 unità negli ultimi dieci giorni.
Nel dettaglio, attraverso Bab el-Mandeb sono passate due petroliere Suezmax, otto Aframax e una VLCC, a conferma di quanto il corridoio resti essenziale per il trasporto mondiale di petrolio.
Con Hormuz e Bab el-Mandeb contemporaneamente sotto pressione, il rischio per lo shipping non è più soltanto quello di un singolo episodio di sicurezza: è la possibilità che una parte crescente della rete marittima che collega Golfo, Mar Rosso e Mediterraneo diventi impraticabile o troppo rischiosa per le navi commerciali.