Hormuz, l’Iran attacca dieci navi. Il petrolio supera i 100 dollari

Teheran reagisce all’affondamento di cinque petroliere iraniane da parte degli Stati Uniti e minaccia una nuova escalation. UKMTO segnala diverse navi colpite nel Golfo. A rischio uno dei principali corridoi energetici mondiali

Ultimo aggiornamento 9 settembre 2026 - 14:26

Lo Stretto di Hormuz è ormai al centro di una guerra aperta contro lo shipping. L’Iran ha annunciato di aver attaccato dieci navi nelle acque vicine al passaggio strategico, dopo che gli Stati Uniti hanno affondato cinque petroliere iraniane. È la più ampia escalation di attacchi contro il traffico marittimo dichiarata dalle due parti dall’inizio del conflitto, sei mesi fa.

La reazione dei mercati è stata immediata. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, tornando sopra questa soglia per la prima volta da luglio, mentre negli Stati Uniti il prezzo medio del diesel alla pompa ha raggiunto un nuovo record, oltre 5,94 dollari al gallone.

I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato l’attacco contro due navi statunitensi e otto petroliere che stavano tentando di attraversare una zona di Hormuz dichiarata da Teheran «proibita e non sicura». I Pasdaran hanno inoltre minacciato una risposta molto più pesante a eventuali nuovi attacchi: per ogni due o tre obiettivi iraniani colpiti, hanno dichiarato, Teheran ne colpirà 20.

L’Iran ha anche annunciato che diffonderà a breve le mappe di una nuova area marittima interdetta, molto più ampia di quella attuale e potenzialmente estesa fino alle acque del Golfo Arabico davanti a Chabahar, nell’estremo sud-est del Paese, vicino al confine con il Pakistan.

Sul terreno, il quadro è ancora in evoluzione. La britannica UKMTO ha ricevuto segnalazioni di diverse navi mercantili colpite da «disabling fire» nel Golfo settentrionale e nel Golfo di Oman, sui due lati dello Stretto. Non sono ancora disponibili conferme definitive su eventuali vittime o sull’impatto ambientale.

Una nave è stata inoltre segnalata inclinata al largo di Port Rashid, negli Emirati Arabi Uniti, possibile conseguenza dell’imbarco di acqua dopo essere stata colpita da un proiettile. In acque irachene, secondo funzionari portuali, la petroliera New Andros, con circa 2 milioni di barili di fuel oil a bordo, ha preso fuoco dopo essere stata colpita da un drone. I 22 membri dell’equipaggio risultano salvi.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno rivendicato l’affondamento di cinque petroliere iraniane, diffondendo immagini delle unità in fiamme prima dell’affondamento. Washington sostiene che l’operazione sia stata una risposta agli attacchi iraniani contro una nave da guerra statunitense, colpita due volte con missili balistici negli ultimi due giorni.

«Per ogni volta che cercano di colpire le nostre navi, perderanno petroliere», ha dichiarato il segretario di Stato americano Marco Rubio. Washington ha così formalizzato una strategia di ritorsione diretta contro la flotta petrolifera iraniana.

Il risultato è un quasi blocco di Hormuz. Prima della guerra lo Stretto era attraversato da flussi equivalenti a circa un quinto del petrolio mondiale. I dati preliminari indicano che nelle ultime 24 ore soltanto sei navi hanno attraversato il passaggio con i transponder accesi, mentre i monitor indipendenti avvertono che la reale entità del traffico è sempre più difficile da misurare.

La crisi non riguarda però soltanto Hormuz. Nel Mar Rosso si è riacceso anche il fronte yemenita. Gli Houthi hanno attaccato martedì quattro città dell’Arabia Saudita, provocando incendi in installazioni petrolifere visibili anche dallo spazio. Secondo le autorità saudite, gli attacchi hanno causato 73 feriti. Riyadh ha quindi risposto con raid contro obiettivi in Yemen.

Due chokepoint strategici finiscono così contemporaneamente sotto pressione: Hormuz per il petrolio e Bab el-Mandeb per i collegamenti tra Golfo, Mar Rosso, Suez e Mediterraneo. Per lo shipping mondiale, la guerra sta trasformando la sicurezza delle rotte energetiche in una questione sempre più direttamente legata alla continuità dei traffici.