L’Antitrust ha riconfermato il via libera, sotto il profilo concorrenziale, all’acquisizione del 100% di Terminal San Giorgio da parte del gruppo Messina. Un passaggio che riporta al centro il tema degli equilibri nel porto di Genova, in particolare il possibile ingresso del gruppo Grimaldi tra i terminalisti dello scalo. Ma in questa intervista, Ignazio Messina, ad della compagnia della famiglia, spazia anche sul rapporto fra porto e istituzioni, con il progetto del Comune di Genova di istituire un Osservatorio sullo scalo.
L’Autorità garante per la Concorrenza e il mercato ha riconfermato il benestare all’acquisizione del 100% di Terminal San Giorgio. Cosa significa per voi?
«Siamo molto soddisfatti. Abbiamo ulteriormente perfezionato la governance tra noi e Msc per migliorare costantemente la gestione del terminal e garantire a tutti i clienti il massimo rispetto della concorrenza».
Grimaldi, però, si è opposto fin dall’inizio all’operazione e ha nuovamente impugnato il provvedimento dell’Antitrust. Il contenzioso quindi non è chiuso.
«Il gruppo Grimaldi si è opposto sin da subito all’operazione e ha impugnato nuovamente il provvedimento appena emesso dall’Agcm. La parola ritorna quindi ai giudici amministrativi. Sono trascorsi tre anni da quando abbiamo concluso l’accordo con il gruppo Gavio e due anni da quando stiamo gestendo il nuovo terminal. In questo periodo abbiamo sempre garantito a Grimaldi un servizio impeccabile, ma questo non ci mette al riparo da ricorsi in nome della libera concorrenza, che è invocata a piacimento».
Perché dice che la concorrenza viene invocata “a piacimento”?
«Perché tutti gli armatori del trasporto marittimo di auto e veicoli industriali che si contendono sul mare questo mercato con Grimaldi, quando devono sbarcare in un porto italiano del Tirreno sono costretti a farlo in un terminal di Grimaldi».
È così in tutti i principali scali?
«A Savona c’è solo Grimaldi. A Livorno, dopo l’accordo tra Grimaldi e Cilp, di fatto c’è solo Grimaldi: c’è il piccolo terminal di Moby, che presenta diverse problematiche e dovrebbe andare in gara a fine anno. A Civitavecchia c’è solo Grimaldi, così come a Salerno. Si può davvero pensare che gli armatori siano così contenti di questa “libera concorrenza”? Meno male che almeno a Genova un’alternativa a Grimaldi c’è: il nostro terminal e, in parte, anche Gpt di Spinelli, anche se dispongono di spazi minori rispetto a noi. Infatti stiamo riscontrando interesse da parte di alcuni armatori internazionali».
Lei è stato l’unico rappresentante del mondo imprenditoriale a partecipare in Comune all’Osservatorio sul porto che l’amministrazione vorrebbe istituire.
«Parlo solo di me e non per gli altri, ma quando un’istituzione chiede di esprimere un parere su una proposta che riguarda il porto mi sembra giusto accogliere l’invito e, soprattutto, partecipare con l’obiettivo di difendere il porto».
Da cosa ritiene che il porto debba essere difeso?
«Mi spiace molto che il Comune avverta la necessità di istituire un Osservatorio per garantire la “trasparenza, la sostenibilità etica e la sicurezza dei lavoratori del porto”, svolgendo attività di analisi e approfondimento sulle procedure informative e di prevenzione dei rischi a tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori e per prevenire situazioni di conflittualità sociale. Il porto è uno degli ambienti di lavoro più normati e controllati in Italia. Esistono numerose autorità ed enti dedicati alla tutela di questi principi, nulla è segreto o nascosto e a Genova, anzi, esistono procedure molto più stringenti che in altri porti italiani. Oltretutto, la Città Metropolitana di Genova ha un proprio membro nel Comitato di gestione dell’Authority: non solo può controllare il porto, ma è parte attiva della gestione dello stesso, naturalmente per le materie riservate al Comitato».
Nel dibattito sull’Osservatorio c’è anche il tema del traffico di armi. È un terreno diverso?
«È un tema differente, ma anche su questo, a mio modesto parere, il Comune ha sbagliato mira. Si vorrebbe impedire a priori il trasporto di qualsiasi tipologia di armi attraverso il porto di Genova, anche quei trasporti che hanno ottenuto tutte le autorizzazioni e che quindi sono perfettamente legali. Per ottenere questo risultato si vorrebbe chiedere al porto, di fatto, di infrangere la legge, rifiutando l’accosto di queste eventuali navi anche quando avessero semplicemente a bordo armi in forma legale, senza che la movimentazione delle stesse sia avvenuta nel nostro porto, come già accaduto in passato».
Quale sarebbe allora, secondo lei, la strada?
«Non mi permetto di dare consigli al Comune, ma se volesse davvero perseguire questo obiettivo dovrebbe concentrarsi alla radice del problema, ossia tentare di rendere illegale, ferme restando le competenze, in Italia qualsiasi trasporto di armi».
Veniamo ai conti. Che anno è stato il 2025 per la linea Messina?
«Purtroppo non è stato un anno positivo, ma ci sono motivazioni reali, come ad esempio i ripetuti fermi nave in bacino per il rinnovo della classe. Anche il mercato dei contenitori, sulle nostre rotte, ha fatto registrare comunque un forte calo dei noli».
E il 2026 come sta andando?
«Quest’anno, invece, la gestione sta andando molto meglio e siamo fiduciosi, a condizioni invariate di mercato, di poter migliorare il nostro risultato, anche nel quadro delle tensioni geopolitiche in atto e della loro assoluta imprevedibilità».