“Spero che il futuro sia caratterizzato da maggiore realismo e pragmatismo: rischiamo di essere messi fuori gioco nei confronti del resto del mondo, come Paesi appartenenti all’Unione Europea, nelle relazioni commerciali internazionali”. Lo dice a Blueconomy.com Ignazio Messina, armatore e amministratore delegato dell’omonima storica compagnia genovese.
Lei rappresenta una delle compagnie storiche dell’armamento italiano. Come definirebbe l’attuale momento dello shipping, nel nostro Paese?
“Purtroppo, l’armamento italiano non vive più ai fasti di una volta. La crisi finanziaria internazionale del 2008 ha mietuto molte vittime negli anni successivi anche se la situazione è differente nei diversi settori dello shipping: penso a container, general cargo, traghetti, passeggeri. Eppure, ci sono realtà italiane che oggi sono leader nel proprio settore e che continuano a investire non solo in navi ma anche nella logistica a terra, nei porti e nei trasporti terrestri assumendo sempre più la veste di operatori logistici globali, nel senso della verticalizzazione dei servizi offerti ai propri clienti. Anche la bandiera italiana, purtroppo, sta soffrendo e non riesce a essere attrattiva per armatori internazionali, e quelli nazionali faticano sempre di più a issare la bandiera tricolore a bordo: la maggiore burocrazia e onerosità è sempre più evidente rispetto ad altre bandiere anche europee, mi sento di poter dire che se non sei italiano non riesci a capire del perché esistano ancora certi vincoli e complessità”.
Crede che la situazione geopolitica possa influenzare negativamente i traffici nel Mediterraneo?
“Dipende dalle situazioni geopolitiche. La nuova politica americana dei dazi ha già avuto in parte i suoi effetti sui commerci internazionali e, quindi, le compagnie di navigazione hanno già dovuto affrontare dei picchi, sia in positivo sia in negativo, su alcune rotte spostando parte della flotta laddove i volumi sono maggiori; così come le difficoltà nel transitare con le navi nel Mar Rosso, a causa degli attacchi degli Houthi che si sono inseriti nel conflitto tra Israele e Hamas, hanno obbligato le compagnie di navigazione a dirottare su altre rotte più sicure gran parte della flotta. La natura della situazione geopolitica può avere effetti più o meno negativi sul Mediterraneo che ha sofferto, almeno al momento, più delle problematiche del transito delle navi nel Maro Rosso che delle relazioni commerciali vere e proprie fra Paesi a causa dei dazi. Ma le situazioni geopolitiche sono esogene all’armamento e, spesso, anche ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo: nel lungo termine, è la politica ambientale dell’Unione Europea che mi preoccupa di più per il Mediterraneo. E mi riferisco in particolare alle scelte relative all’Ets”
Che cosa pensa di questa vicenda?
“Se parliamo di Mediterraneo e soprattutto di Europa, per quanto possa condividere il fine ultimo della direttiva sugli Ets, auspico che il futuro sia caratterizzato da maggiore realismo e pragmatismo: rischiamo di essere messi fuori gioco nei confronti del resto del mondo, come Paesi appartenenti all’Unione Europea, nelle relazioni commerciali internazionali, l’industria dovrà assorbire un aumento dei costi e i prodotti avranno dei prezzi maggiori a discapito dei consumatori finali e della competitività dell’intera economia europea. Le conseguenze negative ci saranno a cascata su tutta la logistica e non solo sui noli marittimi colpendo interi settori produttivi e di vendita dei servizi. Ho spesso la sensazione che ai vertici dell’Unione Europea siedano una sorta di “professori” propensi più a insegnare teoricamente come si dovrebbe lavorare, auspicando un mondo irreale, piuttosto che adoperarsi per rendere più competitiva l’Europa per il benessere sociale ed economico dei cittadini europei, percepisco una sorta di contrapposizione come se loro stessi non facessero parte dell’Unione Europea, come se rappresentassero un’entità superiore”.
Quali sono le prospettive per il porto di Genova?
“Non è semplice rispondere a questa domanda dopo gli ultimi periodi vissuti nel porto: abbiamo un nuovo presidente dell’Autorità di Sistema Portuale che dovrà nominarsi il suo segretario generale, abbiamo da qualche mese un nuovo presidente della Regione e, da poco, una nuova sindaco e, quindi, il panorama non è così delineato per fare delle previsioni attendibili o, almeno, al momento non mi sento di farle. Al limite potrei dire quello che mi piacerebbe che avvenisse”.
Ovvero?
“Mi piacerebbe avere una città e un porto che dialogassero di più ma, soprattutto, con maggiori competenze di entrambi gli ambienti (porto e città), nel senso che entrambi dovrebbero provare a mettersi al posto del proprio interlocutore per comprendere meglio come mettere veramente insieme a terra le vere sinergie utili all’intero territorio, il tutto con la collaborazione della Regione. Percepisco invece, spesso, una sorta di competizione a chi deve concedere qualcosa all’altro in più rispetto al passato, una competizione che deve avere dei vincitori e dei vinti, quando a vincere dovrebbero essere il porto e la città. Tornando più propriamente al porto di Genova, auspico che i nuovi vertici dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale favoriscano al massimo tutte le potenzialità che il porto potrebbe esprimere in tutti i settori merceologici, uscendo da una vecchia logica di favorirne uno a discapito dell’altro o che tutti possano fare tutto, ma soprattutto auspico che, oltre a risolvere i problemi impellenti, riescano a gestire tutti i giorni il porto con una visione che traguardi i prossimi venti anni”.