L’Europa pensa al freno alle auto ibride cinesi: la partita si sposta sulle car carrier

Bruxelles valuta di chiedere a Pechino di limitare volontariamente le esportazioni verso il mercato europeo. Intanto Wallenius Wilhelmsen e Höegh Autoliners vedono ancora un mercato forte per le navi dedicate al trasporto di auto, nonostante l’ondata di nuove costruzioni

Ultimo aggiornamento 18 settembre 2026 - 18:05

L’Europa vuole mettere un limite alle auto cinesi in arrivo sul mercato comunitario. E la questione industriale finisce per avere un effetto diretto anche sul mercato dello shipping. Secondo quanto riferito al Financial Times da fonti dell’Unione europea, Bruxelles starebbe chiedendo a Pechino di limitare volontariamente le esportazioni di veicoli ibridi verso l’Europa, con la minaccia di intervenire direttamente sui flussi attraverso nuove misure tariffarie.

«Se non limiteranno le loro esportazioni verso il nostro mercato, lo faremo noi», ha detto un funzionario europeo al quotidiano britannico. L’obiettivo dichiarato è contrastare la deindustrializzazione europea attraverso una forma di «managed trade», commercio gestito.

La discussione arriva mentre l’export automobilistico cinese sta diventando uno dei principali motori della domanda di trasporto marittimo di automobili. La crescita è stata tale da creare una situazione particolare: milioni di vetture cinesi viaggiano ormai su navi che non sono car carrier, perché la capacità delle flotte specializzate non è sufficiente ad assorbire tutti i volumi.

Milioni di auto sui mercantili

Durante la Energy Conference di Pareto Securities, Wallenius Wilhelmsen ha stimato che tra 2 e 4 milioni di automobili prodotte in Cina vengono trasportate ogni anno su portacontainer, bulk carrier o altre tipologie di navi, proprio perché le case automobilistiche faticano a trovare spazio sulle navi specializzate nel trasporto di veicoli.

Il risultato si vede anche sui noli. Secondo i dati presentati dalla società, le tariffe spot sono aumentate del 79% in un anno, arrivando vicino a 170 mila dollari al giorno. Per le navi più grandi, i contratti time charter a un anno hanno registrato una crescita dell’80%, fino a circa 90 mila dollari al giorno.

Numeri che spiegano perché, nonostante una consistente pipeline di nuove costruzioni, i principali operatori del settore continuino a vedere condizioni di mercato sostenute.

La Cina può arrivare a 15 milioni di auto esportate

Höegh Autoliners guarda ancora più avanti e stima che le esportazioni cinesi di automobili possano raggiungere 15 milioni di veicoli nel 2030. Per trasportare questi volumi, secondo la società, sarebbero necessarie circa 130 nuove car carrier, anche tenendo conto dell’invecchiamento della flotta mondiale.

È un elemento centrale della partita. Da una parte ci sono i cantieri navali che stanno consegnando nuove navi per il trasporto di auto; dall’altra un mercato dell’export cinese che continua a crescere e che, almeno secondo le stime degli operatori, potrebbe assorbire una parte significativa della capacità aggiuntiva.

L’eventuale intervento europeo sui veicoli ibridi introdurrebbe però una variabile nuova.

Secondo Oliver Dunvold, analista di ABG Sundal Collier, la Cina rappresenta oggi circa il 25% del mercato europeo delle ibride, con circa 600 mila vetture attese quest’anno. Un’ipotetica riduzione della quota al 15%, calcola l’analista, significherebbe circa 240 mila veicoli in meno all’anno, pari a 2.000 vetture al mese.

Per il mercato delle car carrier, però, la conseguenza non sarebbe necessariamente proporzionale. «Il mercato delle car carrier è attualmente sottoservito», osserva Dunvold, secondo quanto riportato da TradeWinds, e i volumi eventualmente persi sulle auto cinesi potrebbero essere sostituiti da altre merci.

Bruxelles aveva già colpito l’auto elettrica

Il confronto fra Europa e Cina sul settore automobilistico non è nuovo. Nel 2024 l’Ue ha introdotto dazi aggiuntivi sulle auto elettriche cinesi, dopo un’indagine della Commissione europea sulle sovvenzioni riconosciute dal governo di Pechino ai produttori.

Ora l’attenzione si sta spostando anche sulle ibride. Già a giugno erano emerse indiscrezioni sulla possibilità che Bruxelles introducesse dazi anche su questa categoria di veicoli.

La Cina, dal canto suo, ha recentemente diffuso linee guida rivolte alle proprie case automobilistiche attive in Europa. Fra le indicazioni figurano il rispetto dei concessionari locali, l’attenzione alle variazioni dei prezzi e l’invito a non cercare vantaggi considerati sleali.

Per Dunvold, il provvedimento avrebbe anche una motivazione interna: Pechino starebbe cercando di impedire che la guerra dei prezzi che sta caratterizzando il mercato automobilistico cinese si trasferisca sui mercati esteri.

Per lo shipping, la questione resta aperta. L’Europa può cercare di rallentare l’arrivo delle auto cinesi, ma intanto la crescita dell’export ha già modificato il mercato del trasporto marittimo dei veicoli, al punto da spingere milioni di automobili fuori dalle navi progettate appositamente per trasportarle.