Maersk e Hapag-Lloyd, il mercato dei noli torna a spingere gli utili

Maersk più che raddoppia l’utile trimestrale e alza ancora la guidance, mentre Hapag-Lloyd torna in utile dopo il rosso del primo trimestre. A sostenere i conti sono domanda asiatica, noli in crescita e congestioni provocate dalle crisi geopolitiche.

Una portacontainer Maersk ad Algeciras

Ultimo aggiornamento 13 agosto 2026 - 11:29

Il mercato dei container torna a correre e i risultati di Maersk e Hapag-Lloyd fotografano una ripresa dei noli sostenuta soprattutto dalla domanda dall’Asia e dalle perturbazioni delle rotte in Medio Oriente. Il gruppo danese ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto di 1,3 miliardi di dollari, più del doppio rispetto ai 639 milioni dello stesso periodo del 2025, e ha portato l’obiettivo di Ebitda 2026 a 10,5-12,5 miliardi, contro gli 8-10 miliardi della precedente previsione.

Nel trimestre i ricavi sono saliti del 20% a 15,8 miliardi di dollari, mentre i volumi caricati sono cresciuti del 4,1%, trainati dalle esportazioni asiatiche. Il nolo medio è aumentato del 22%, a 2.746 dollari per feu, con un tasso di utilizzo delle navi ancora elevato, al 96%. La sola divisione Ocean ha portato l’utile ante imposte a 935 milioni di dollari, contro i 229 milioni di un anno prima.

Per il ceo Vincent Clerc, il trimestre conferma «la nuova era di elevata volatilità» in cui è entrato il settore. La forte domanda dall’Estremo Oriente, ha spiegato, ha reso i flussi commerciali più squilibrati, mettendo sotto pressione porti e infrastrutture terrestri e alimentando congestioni in diverse aree del mondo. Le interruzioni legate a Hormuz hanno inoltre spostato i carichi verso porti alternativi e altre rotte commerciali.

Sulla stessa traiettoria, anche se con numeri più contenuti, Hapag-Lloyd. La compagnia tedesca ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto di 83 milioni di dollari, contro i 306 milioni dello stesso periodo del 2025, ma soprattutto dopo la perdita di 256 milioni registrata nei primi tre mesi dell’anno. I ricavi sono cresciuti del 19%, a 5,8 miliardi, mentre i volumi trasportati sono saliti del 2,9% a 3,5 milioni di teu. Il nolo medio è aumentato del 9%, a 1.475 dollari per teu.

I costi legati alla crisi mediorientale hanno però pesato per circa 600 milioni di dollari, tra bunker, assicurazioni, stoccaggio, deviazioni delle rotte e trasporto terrestre. Hapag-Lloyd ha comunque confermato la guidance 2026, con un Ebitda previsto fra 2,7 e 3,7 miliardi di dollari.

Per il ceo Rolf Habben Jansen, il secondo trimestre è stato migliore del primo grazie a «noli spot significativamente più alti e una domanda robusta». Un risultato al quale ha contribuito anche Gemini, la rete operativa sviluppata insieme a Maersk, che secondo Hapag-Lloyd continua a garantire elevati livelli di affidabilità.

Il quadro resta tuttavia legato alla geopolitica. La congestione e le deviazioni delle navi stanno sostenendo i noli, ma un eventuale ritorno alla normalità delle rotte attraverso Suez potrebbe aumentare rapidamente la capacità disponibile e mettere sotto pressione le tariffe. Per ora, però, i due grandi gruppi guardano alla seconda metà dell’anno con un mercato decisamente più favorevole rispetto alle attese di inizio 2026.