Maersk guarda al nucleare: allo studio la rotta transatlantica Felixstowe-Charleston

Il gruppo danese entra nel progetto con Lloyd’s Register e i porti britannico e americano. Il primo “Pink Corridor” per navi portacontainer a propulsione nucleare punta a definire regole, sicurezza e accesso ai porti

Ultimo aggiornamento 3 settembre 2026 - 10:41

Il nucleare torna a guardare il mare. Non più soltanto come tecnologia da studiare per una nave del futuro, ma come possibile elemento di una rotta commerciale precisa, con due porti e un oceano in mezzo. A.P. Moller-Maersk ha infatti aderito, insieme a Lloyd’s Register e ai porti di Felixstowe e Charleston, a uno studio sulla fattibilità di un corridoio transatlantico per portacontainer a propulsione nucleare.

L’idea è quella di creare un “Pink Corridor” tra il principale gateway container del Regno Unito e il porto di Charleston, in South Carolina. Un progetto ancora lontano dall’essere una rotta operativa, ma che porta il dibattito sul nucleare marittimo fuori dai rendering delle future navi e dentro il terreno molto più concreto delle infrastrutture portuali, della sicurezza e delle autorizzazioni.

Il programma di sviluppo congiunto dovrà soprattutto capire cosa servirebbe perché una nave mercantile nucleare possa operare in sicurezza lungo una tratta internazionale. Al centro dello studio ci saranno i requisiti di sicurezza, la protezione fisica delle navi e degli impianti, le nuclear safeguards, cioè le garanzie necessarie a prevenire usi impropri della tecnologia nucleare, e soprattutto le modalità di accesso ai porti.

È questo, probabilmente, il passaggio più delicato. Perché immaginare un reattore installato a bordo di una portacontainer è una questione ingegneristica. Far entrare quella nave in un porto commerciale, farla operare accanto a migliaia di container e autorizzarne il transito attraverso diversi ordinamenti è una questione completamente diversa.

«Il crescente interesse per la tecnologia nucleare come strada verso operazioni marittime più sostenibili» rende necessario, secondo Nick Gross, global container ships segment director di Lloyd’s Register, un approccio pratico e collaborativo. Lo studio dovrà proprio esaminare le condizioni di sicurezza e le garanzie necessarie per rendere possibile un’operatività sicura.

Il progetto nasce anche da un percorso già avviato. L’accordo si basa sulla valutazione regolatoria realizzata nel 2024 da Lloyd’s Register e Core Power, società specializzata nello sviluppo di tecnologie nucleari per il settore marittimo, e si inserisce nella più ampia cooperazione tra Regno Unito e Stati Uniti sulla tecnologia nucleare civile applicata al mare.

La presenza di Maersk dà però al progetto un peso particolare. Il principale gruppo danese del trasporto container non sta annunciando una conversione della propria flotta al nucleare, né un ordine per una nave atomica. Sta partecipando a uno studio che serve a capire se, e a quali condizioni, questa tecnologia possa diventare una delle opzioni future per il trasporto internazionale delle merci.

Anche i porti vogliono capire cosa significherebbe trovarsi davanti a questa eventualità. Felixstowe, il maggiore gateway britannico per i container, guarda alle nuove tecnologie di propulsione come parte di una strategia più ampia di efficienza e resilienza. «Siamo impegnati a migliorare l’efficienza e la resilienza delle nostre operazioni, sostenendo allo stesso tempo l’industria mentre esplora opzioni di propulsione sostenibili e di lungo periodo per il commercio globale», ha spiegato Adam Ramsey, commercial director del porto.

Dall’altra parte dell’Atlantico, Charleston vuole verificare se il nucleare possa diventare una soluzione concretamente praticabile per il trasporto delle merci. Per Tom Boyle, vessel operations and carrier sales director di South Carolina Ports, il progetto rappresenta l’occasione per comprendere se la propulsione nucleare possa avere un futuro nel freight transport.

Il risultato dello studio non sarà quindi soltanto una valutazione tecnica. Dovrà fornire elementi per le future discussioni sui quadri ingegneristici, regolatori, legislativi e di sicurezza necessari alle navi mercantili nucleari che dovessero operare a livello internazionale.

Ed è proprio qui che si giocherà la partita. Il nucleare può offrire, almeno sulla carta, una soluzione radicale al problema della propulsione a emissioni molto basse e dell’autonomia delle navi. Ma prima di arrivare a una portacontainer atomica in servizio regolare occorre costruire tutto ciò che sta attorno al reattore: norme comuni, procedure di sicurezza, sistemi di controllo, autorizzazioni e soprattutto porti disposti ad accogliere quelle navi.

Il corridoio Felixstowe-Charleston serve a capire se questo ecosistema può essere costruito. Non è ancora una rotta nucleare. È il tentativo di capire se, un giorno, possa diventarlo.