Tempi lunghi e sfide anche culturali da superare. Pierroberto Folgiero non nasconde le difficoltà della «lunga marcia», come ha definito nell’ampia intervista a Blueconomy.com, il percorso verso la propulsione nucleare a bordo delle navi. Ma il dibattito è partito e i primi ad essere coinvolti sono gli armatori. E la porta all’innovazione è sempre aperta. «È sempre motivo di orgoglio e di grande interesse che un’industria italiana, nel caso Fincantieri, si candidi a svolgere un ruolo di leadership, sviluppando propulsione alternativa – spiega Stefano Messina, presidente di Assarmatori – Come armatori abbiamo sempre e costantemente confermato la nostra disponibilità e collaborazione in tutte le innovazioni tecnologiche possibili, specie se queste innovazioni vanno nella direzione di una maggiore sostenibilità ambientale». Folgiero lavora, a differenza degli altri Paesi, sulla quarta generazione: più piccoli, più affidabili e sostanzialmente sicuri. Le fiches sono puntate su questa tecnologia. Scopi economici – nessun rifornimento per almeno 20 anni – e anche ambientali: «È l’endgame della transizione energetica». La riduzione delle emissioni è l’altro aspetto che sottolinea Messina: «Questo vale senz’altro per la propulsione nucleare delle navi, per la cui realizzazione pratica crediamo il cammino da percorrere sia ancora lungo e irto di difficoltà anche sul fronte progettuale e di realizzazione navale – spiega il numero uno dell’associazione a Blueconomy.com – La prospettiva non è comunque di breve e medio periodo, ma l’Italia, anche per il suo posizionamento nell’industria e nell’energia, sarà senz’altro fra i capofila. In ogni caso gli armatori sono sempre e comunque pronti a valutare qualsiasi innovazione tecnologica, ben sapendo che i tempi di sviluppo – e sta accadendo anche nel campo dei nuovi carburanti – sono lunghi e talora si conciliano a fatica con la disponibilità estesa nei porti delle nuove tipologie alternative al fossile. Detto questo la massima collaborazione all’industria cantieristica italiana per lo sviluppo di progetti innovativi, è già avviata da tempo».
L’accelerazione Usa Gli Stati Uniti ora stanno puntando sul nucleare per la flotta militare. Pochi giorni fa è stato firmato un contratto miliardario per la manutenzione della propulsione di alcune unità della Marina militare. La mossa fa parte del programma di rinforzo della U.S. Navy per contrastare nel Pacifico l’attivismo cinese. L’inizio di questo programma ha però portato diversi analisi a valutare il contratto come il primo step di un più vasto interesse verso la propulsione nucleare da poter utilizzare anche in ambito civile. Non è sfuggito ad esempio che pochi mesi fa i coreani abbiano presentato, per ora solo con i rendering, uno studio per una portacontainer con smr – small modular reactor – in grado di alimentare navi da 15mila teu. L’annuncio era stato dato nel corso di un evento in Texas, e anche questo elemento non sembra casuale. Di più: Abs, l’American Bureau of Shipping, aveva fornito il proprio Approval in Principle, un primo via libera. A livello internazionale poi si stanno muovendo anche diverse associazioni. Tra queste anche Nemo (Nuclear energy maritime organization) che adesso si interfaccerà con l’Imo per definire una nuova regolamentazione. Non è un aspetto meramente burocratico, ma un passaggio necessario per garantire anche la sicurezza delle navigazione e quella dei porti. Ma qualcosa si sta muovendo e proprio ieri l’associazione Nemo ha annunciato l’ingresso di Saipem, colosso del settore energetico. —