“Ora c’è molta incertezza negli Usa: è difficile pianificare. Impatto pesante sulle auto”

Giuliano Petrellese è l’uomo del gruppo Grimaldi negli Usa: “Impieghiamo 15 navi di linea che fanno regolarmente scalo nei porti americani. Abbiamo una media di quasi due navi al giorno, per oltre 700 viaggi all’anno”

Didascalia

Ultimo aggiornamento 8 giugno 2025 - 00:00

New York – Giuliano Petrellese è l’uomo del gruppo Grimaldi negli Usa. Dal Grimaldi building, una palazzina moderna nel pieno New Jersey tra erba verde, case basse e ampi parchi, controlla il mercato Usa per l’armatore italiano. Il momento è cruciale, perché mentre incontriamo lo shipping che vive e lavora sulla costa Est degli States, la politica estera e commerciale del presidente Trump continua a generare incertezza.

Cominciamo con i risultati ottenuti finora nel 2025 e con le prospettive per quest’anno
«Il gruppo Grimaldi impiega attualmente 15 navi di linea che fanno regolarmente scalo nei porti americani. Abbiamo una media di quasi due navi al giorno, per oltre 700 viaggi all’anno. Nel dettaglio, abbiamo la Atlantic Container Line (Acl, ndr) che utilizza 5 navi di linea per collegare la costa Est degli Stati Uniti con il Nord Europa su base settimanale, e la Grimaldi Deep Sea Line che impiega 10 navi di linea: 5 servizi sono focalizzati sull’export dagli Stati Uniti verso l’Africa Occidentale – principalmente auto usate e container – e 5 servizi sono impostati principalmente sull’importazione dal Mediterraneo di merci e container, comprese auto e Project Cargo. I risultati ad aprile sono soddisfacenti e, in un contesto di incertezza globale come quello attuale, rappresentano un segno di forza, stabilità e solidità per il gruppo Grimaldi. Tuttavia, le previsioni a breve e medio termine restano molto incerte, poiché sono legate direttamente agli sviluppi delle discussioni sui dazi, soprattutto tra Stati Uniti e Unione Europea, alla possibilità di contenere l’inflazione americana e, soprattutto, alla speranza di una soluzione pacifica e duratura del conflitto in Ucraina. L’incertezza è davvero la parola chiave».

Secondo lei, esiste una finestra temporale per capire meglio come evolverà la situazione?
«Sì, ora abbiamo una finestra di 90 giorni. Ci sono anche decisioni dei giudici americani, quindi non sappiamo esattamente quale politica sui dazi verrà attuata, che effetti avrà e quale sarà l’esito finale. Tuttavia, qualche previsione possiamo farla proprio grazie a questa finestra di 90 giorni».

Possiamo avere qualche certezza in più?
«Il presidente Trump, il 2 aprile 2025, il “Giorno della Liberazione”, ha annunciato al mondo le sue politiche per proteggere l’economia americana attraverso l’imposizione di dazi sulle merci importate da tutti i Paesi che si trovano in uno stato di disavanzo commerciale rispetto agli Stati Uniti, cioè praticamente tutti. Il 12 maggio 2025, questi dazi sono stati temporaneamente sospesi per un periodo di 90 giorni, al fine di consentire i necessari negoziati bilaterali tra i Paesi. Questa sospensione è stata accolta positivamente dai politici e dagli operatori economici, ma l’incertezza persistente non aiuta di certo».

Qual è l’impatto di questa situazione sulle importazioni?
«Ad oggi, è evidente che il livello delle importazioni è diminuito rispetto alle previsioni, e la stessa amministrazione americana sta monitorando attentamente gli eventuali effetti negativi a breve e medio termine, come l’aumento dei prezzi al consumo e la conseguente inflazione, oltre a possibili ripercussioni sull’occupazione».

Parliamo del mercato automobilistico. Come si pianifica in un contesto così complesso?
«La pianificazione è essenziale per ogni azienda, in particolare per il settore dello shipping. Nello specifico, nel settore automotive, i dazi sono stati fissati al 25% per le auto importate. L’impatto potrebbe essere molto significativo, considerando che delle circa 16 milioni di auto immatricolate negli Stati Uniti nel 2024, più della metà erano auto importate. Il gruppo Grimaldi mantiene contatti diretti e continui con le case automobilistiche, ma è ragionevole dire che in un clima di tale incertezza non è possibile, o comunque è molto difficile, procedere con una pianificazione ordinata».

Oltre ai dazi sulle auto, c’è anche la questione della ship tax per le navi costruite in Cina. Qual è la situazione per la flotta del Gruppo Grimaldi?
«L’amministrazione americana sta cercando di attuare una serie di politiche per ridurre l’egemonia cinese nel settore navale. Sono state elaborate delle proposte che prevedono tariffe ad hoc per le navi che attraccano nei porti americani, comprese quelle non di proprietà cinese ma costruite in Cina. Questa tariffa è abbastanza incisiva, anche se sono già stati previsti alcuni adeguamenti. È vero che molti operatori, specialmente sulle rotte transatlantiche, potrebbero essere esentati. Il gruppo Grimaldi segue attentamente questa questione e continua a far sentire la propria voce attraverso l’ICS (International Shipping Chamber), l’associazione di categoria che rappresenta gli armatori, il cui presidente è Emanuele Grimaldi».

Secondo lei, gli Stati Uniti hanno la capacità di costruire navi per uso commerciale? Il presidente Trump vuole rivitalizzare il settore…
«Per decenni, i cantieri americani si sono dedicati principalmente alla costruzione di navi militari o per il trasporto domestico, limitando così la produzione di navi commerciali per le rotte transatlantiche. Il Presidente Trump ha ragione nel voler rivitalizzare la cantieristica navale Americana . La questione è però di capire come e quando i cantieri americani potranno diventare competitivi rispetto a quelli non americani senza che ciò abbia un impatto significativo sui contribuenti». —