Panama, la lunga crisi della bandiera. Sul Canale pesa la guerra Usa-Cina

Anche l’Italia rischia il declino, Messina (Assarmatori): "Dobbiamo seguire il modello di Malta"

Una nave attraversa il canale di Panama

Ultimo aggiornamento 26 settembre 2026 - 09:20

La bandiera di Panama cade al terzo posto nella classifica dei registri navali mondiali. Secondo i dati di Clarksons Research è appena stata superata da quella delle Isole Marshall, dopo che nel 2023 aveva già perso il trono a favore del registro della Liberia.

È un sorpasso epocale per una bandiera che era diventata quasi un sinonimo di nave cargo. Per trent’anni il registro di Panama è stato il maggiore per tonnellaggio di stazza iscritto. Ma il rivolgimento geopolitico che sta travolgendo le istituzioni globali e i rapporti internazionali è arrivato a toccare anche i registri di bandiera.

Per Panama ha pesato il braccio di ferro fra Stati Uniti e Cina intorno al Canale. Un tribunale panamense ha annullato le concessioni di Hutchison Ports, di Hong Kong, nei porti dell’istmo, mentre la Cina ha stretto i controlli sulle navi di bandiera panamense che toccano i porti cinesi. Risultato: aumento dei tempi di sosta e disagi per la merce in imbarco e sbarco.

Paradossalmente, una dinamica opposta ha ribaltato a fine 2025 le posizioni ai piedi del podio, con Singapore che ha superato Hong Kong al quarto posto. La causa, anche in questo caso, è la guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina. L’ufficio per il commercio statunitense (Ustr) ha introdotto una tassazione per le navi di bandiera cinese, comprese quelle di Hong Kong, che toccano i porti Usa. E così compagnie come Seaspan e Pacific Basin hanno trasferito la bandiera da Hong Kong a Singapore. Dopo la top five delle maggiori bandiere, nella classifica seguono la Cina al sesto posto, poi Malta, Bahamas, Giappone e Grecia.

Per quanto riguarda Panama, Clarksons ha certificato che al 1° settembre 2026 sono registrate 7.516 navi per 196,0 milioni di tonnellate Gt (-15,0 per cento rispetto ai 230,5 milioni di fine 2025), mentre le Isole Marshall sono arrivate a 212,7 milioni Gt (+8,7 per cento) con 4.808 navi. La Liberia mantiene la prima posizione, recentemente raggiunta, con 317,4 milioni Gt (anche qui +8,7 per cento) e 6.167 navi. Il registro del paese centroamericano perde colpi anche guardando all’età media delle navi registrate: 19,5 anni contro i 12,6 della Liberia, i 12 delle isole Marshall, gli 11,3 di Singapore e i 14,9 di Hong Kong.

La bandiera nazionale è sempre più un fattore strategico. Per questo gli armatori italiani sottolineano con preoccupazione la perdita di appeal del tricolore: «Anche le ultime rilevazioni – afferma Stefano Messina, presidente di Assarmatori – certificano purtroppo il continuare di un lento, ma costante, declino della bandiera italiana in termini di tonnellaggio. Si tratta di un allarme che abbiamo lanciato a più riprese, perché gli armatori non scelgono bandiere di altri Stati in cerca di migliori regimi fiscali: l’obiettivo è invece quello di avere procedure burocraticamente snelle e veloci, oltre ad un forte ricorso alla digitalizzazione».

Messina sottolinea il caso di Malta, settima nella classifica, «che fa parte dell’Unione europea e quindi è soggetta alla medesima regolazione sovranazionale rispetto all’Italia. Disporre di una bandiera italiana forte sarebbe ancora più importante in un contesto geopolitico difficile come quello odierno, ma va detto che negli ultimi anni Parlamento e Governo, ad esempio attraverso il lavoro del Cipom e la Legge sulla Valorizzazione della Risorsa Mare, hanno affrontato diverse criticità che riguardavano il nostro Registro. I miracoli non sono possibili, e l’inversione di rotta richiederà tempo per produrre risultati che potranno essere valutati solo nei prossimi anni, a patto che i cambiamenti siano perseguiti con coerenza».