Perché Bab el-Mandeb è fondamentale per lo shipping: ora gli Houthi possono controllare il Mar Rosso

La conquista della costa yemenita rafforzerebbe il controllo sul «Gate of Tears», porta d’accesso al Canale di Suez. Nel mirino anche i flussi di petrolio del Golfo.

Ultimo aggiornamento 10 settembre 2026 - 16:18

Gli Houthi puntano a controllare l’intera costa yemenita sul Mar Rosso. Se l’avanzata verso sud dovesse consolidarsi, il gruppo filo-iraniano avrebbe una leva ancora più forte sul Bab el-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e rappresenta il passaggio obbligato per le navi dirette verso il Canale di Suez.

È uno dei punti più delicati della geografia marittima mondiale. Il Bab el-Mandeb, il «Gate of Tears», è largo appena 29 chilometri nel punto più stretto e il traffico è incanalato in due corridoi, separati dall’isola yemenita di Perim. Sulla sponda opposta ci sono Gibuti ed Eritrea. Chi controlla la costa yemenita può esercitare una pressione diretta sulle navi in transito.

Gli Houthi hanno già il controllo di Hodeidah, uno dei principali porti dello Yemen e base della loro campagna contro il traffico commerciale nel Mar Rosso. L’avanzata verso sud ha portato il gruppo a puntare su Mocha, storico porto legato alla nascita del commercio mondiale del caffè. Ancora più a sud si trova Dhubab, affacciata direttamente sul Bab el-Mandeb. Insieme a Perim, rappresenta uno dei punti chiave per chi voglia trasformare la minaccia alle navi in un controllo effettivo dello stretto.

La porta di Suez

Il valore del passaggio si misura soprattutto nei traffici che lo attraversano. Il Bab el-Mandeb è la porta meridionale del Canale di Suez: dalle sue acque passa una parte essenziale dei collegamenti marittimi fra Asia ed Europa, oltre ai flussi di petrolio e altre materie prime diretti verso i mercati asiatici.

Quando il passaggio diventa insicuro, la conseguenza è immediata: le navi devono allungare la rotta fino al Capo di Buona Speranza, circumnavigando l’Africa. Sono migliaia di miglia in più, settimane aggiuntive di navigazione, maggiori consumi e costi più elevati.

È quello che è accaduto dalla fine del 2023, quando gli Houthi hanno iniziato una campagna sistematica contro le navi commerciali nel Mar Rosso e nel Bab el-Mandeb, dichiarando di agire in solidarietà con i palestinesi di Gaza. I grandi gruppi dello shipping, da Hapag-Lloyd a MSC e Maersk, insieme a società petrolifere come BP e operatori di navi cisterna, hanno spostato parte delle rotte attorno all’Africa.

Il risultato è stato un aumento dei noli e dei tempi di viaggio, con effetti che si sono propagati lungo le catene logistiche globali.

La leva dell’Iran

Un controllo più stretto del Bab el-Mandeb darebbe agli Houthi e soprattutto al loro sponsor iraniano una carta strategica ulteriore. La crisi si sviluppa infatti sul lato opposto della penisola arabica rispetto allo Stretto di Hormuz, altro chokepoint decisivo per il commercio energetico e già fortemente condizionato dalla guerra fra Stati Uniti e Iran.

Il rischio è quello di creare una pressione simultanea sui due estremi delle principali vie marittime che collegano il Golfo ai mercati mondiali: Hormuz a est e Bab el-Mandeb a ovest.

Secondo i dati Kpler, a giugno attraverso il Bab el-Mandeb è transitato un volume di prodotti petroliferi pari a circa il 7% della produzione mondiale di petrolio. Una strozzatura anche parziale dello stretto può dunque trasformarsi rapidamente da problema militare a problema energetico e logistico globale.

Per lo shipping, la questione è ancora più semplice: se il Bab el-Mandeb diventa un passaggio sotto minaccia permanente, Suez smette di essere una rotta affidabile. E quando una rotta alternativa diventa strutturale, il ritorno alla normalità non è più scontato.