Petroliere vuote sono state viste nel porto mediterraneo egiziano di Sidi Kerir per caricare petrolio saudita che arriva dall’oleodotto Sumed, aggirando il mar Rosso e lo Stretto di Bab el Mandeb. Lo riportano diverse riviste specializzate sottolineando che questo spostamento evita le minacce degli Houthi vicino a Yanbu e i rischi e gli alti costi del Mar Rosso. La Saudi Aramco ha aumentato le forniture di greggio dal terminale egiziano nel Mediterraneo a causa dell’aumento delle tensioni regionali e le minacce di blocchi navali. Almeno otto petroliere di grandi dimensioni hanno segnalato la loro presenza a Sidi Kerir e dovrebbero arrivare nelle prossime settimane, fino a metà agosto. Aramco ha aumentato l’offerta di petrolio dal porto egiziano dopo che gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno attaccato una nave nel Mar Rosso la scorsa settimana.
L’oleodotto Sumed, che va da Ain Sokhna, sul Mar Rosso, al Mediterraneo, è diventato cruciale dopo l’inizio della guerra con l’Iran, consentendo al Regno di aggirare lo Stretto di Hormuz trasportando milioni di barili al giorno tramite oleodotto verso la sua costa occidentale per l’esportazione verso i clienti di tutto il mondo. Per caricare il greggio saudita a Sidi Kerir, il petrolio viene solitamente prelevato a Yanbu da una petroliera e trasportato al porto egiziano di Ain Sokhna, sul Mar Rosso. Da lì, viene pompato verso nord, fino al Mediterraneo.
Nell’ultima settimana, solo navi cinesi o di proprietà di Paesi amici dell’Iran hanno continuato a transitare per Bab el Mandeb, mentre le petroliere occidentali e gli armatori asiatici, più avversi al rischio, hanno optato per la rotta più costosa e lunga attraverso il Canale di Suez. Quest’ultima è diventata molto costosa soprattutto a causa dei premi assicurativi elevati e, anche se alcune compagnie assicurative internazionali stanno valutando la possibilità di ridurre la copertura per le navi dirette ai porti sauditi, l’oleodotto Sumed resta, secondo gli esperti, una valida alternativa.