Russia, nuova tassa sulle esportazioni per finanziare i rompighiaccio nucleari

Mosca punta a raccogliere oltre 2,3 miliardi di dollari in dieci anni. Il contributo servirà soprattutto per costruire due nuove unità necessarie a sostenere il traffico sulla rotta artica

Ultimo aggiornamento 26 settembre 2026 - 10:39

La Russia prepara una nuova tassa sulle esportazioni via mare per finanziare l’espansione della Northern Sea Route. Il ministero dei Trasporti di Mosca ha predisposto una bozza di decreto che prevede un contributo di 20,07 rubli per ogni tonnellata di merce esportata attraverso i porti russi da 27 società che operano con navi battenti bandiera russa.

Il prelievo avrebbe una durata di dieci anni e dovrebbe consentire di raccogliere più di 200 miliardi di rubli, circa 2,35 miliardi di dollari. La parte principale delle risorse sarebbe destinata alla costruzione dei rompighiaccio nucleari Leningrad e Stalingrad, due unità del progetto 22220 che Mosca considera necessarie per aumentare il traffico lungo la rotta artica senza ricorrere a ulteriori finanziamenti diretti dal bilancio statale.

Il costo del programma è però aumentato sensibilmente. Secondo i dati riportati dalla stampa russa, la spesa stimata per i due rompighiaccio e per una nave di supporto è passata dai 143 miliardi di rubli del 2022 agli attuali 225,6 miliardi. Il nuovo prelievo potrebbe contribuire anche alla realizzazione di due navi da 7 MW destinate alle operazioni di emergenza e soccorso, considerate necessarie con l’aumento del traffico nell’Artico.

Il ministero dei Trasporti avverte che senza una maggiore capacità di rompighiaccio i volumi sulla Northern Sea Route potrebbero diminuire, mettendo a rischio anche le spedizioni legate ai progetti artici di Novatek e Rosneft. Senza il nuovo contributo, il costo dei servizi di assistenza rompighiaccio potrebbe arrivare nel tempo a 52 milioni di rubli al giorno per gli utilizzatori, oltre nove volte il livello ritenuto sostenibile dal ministero.

Mosca punta a portare il traffico della Northern Sea Route a 70 milioni di tonnellate l’anno entro la fine del decennio, quasi il doppio dei volumi attuali. La nuova tassa mostra però uno dei nodi strutturali del progetto russo: per trasformare la rotta artica in un corridoio commerciale più ampio e operativo per gran parte dell’anno non basta la riduzione della copertura glaciale. Servono soprattutto rompighiaccio, infrastrutture e servizi capaci di garantire la navigazione nelle condizioni più difficili.