Sanzioni alla Russia, Londra multa Citibank: 970 pagamenti per quasi 20 milioni di sterline

La filiale londinese del colosso americano dovrà pagare 4,7 milioni di sterline per violazioni del regime sanzionatorio britannico. Tra i destinatari dei fondi anche Sovcomflot e tre banche russe.

Vladimir Putin a bordo della nave Varyag

Ultimo aggiornamento 2 settembre 2026 - 13:14

Le sanzioni alla Russia possono essere decise in poche ore. Farle funzionare, invece, è un’altra storia. Lo dimostra il caso Citibank, chiuso mercoledì dall’autorità britannica che vigila sull’applicazione delle sanzioni finanziarie: 4,7 milioni di sterline di multa alla filiale londinese del gruppo americano per una lunga serie di errori e carenze nei controlli.

Al centro dell’indagine dell’Office of Financial Sanctions Implementation (OFSI) ci sono 970 pagamenti, per un valore complessivo di 19,7 milioni di sterline, effettuati in violazione del regime sanzionatorio britannico contro la Russia. La maggior parte delle operazioni risale al periodo compreso tra febbraio e novembre 2022, nei mesi immediatamente successivi all’invasione dell’Ucraina e all’introduzione da parte di Regno Unito, Stati Uniti e Unione europea di un pacchetto senza precedenti di restrizioni finanziarie e commerciali.

Non si tratta, secondo l’autorità britannica, di un caso di aggiramento deliberato delle sanzioni. È proprio questo il punto più interessante della vicenda.

OFSI ha stabilito che non vi fu alcuna intenzione da parte di Citibank N.A. London Branch di violare le misure contro Mosca. Gli errori, però, sono stati numerosi, distribuiti su diverse aree operative e sistemi della banca e, considerati nel loro insieme, «materiali e significativi».

Il problema è emerso soprattutto nella fase immediatamente successiva all’introduzione delle sanzioni. Il nuovo quadro normativo aveva sottoposto i sistemi di gestione degli alert e di investigazione della banca a una pressione considerevole, creando le condizioni perché alcune operazioni venissero autorizzate nonostante il coinvolgimento di soggetti sottoposti a restrizioni.

Tra i destinatari dei pagamenti figuravano anche conti riconducibili a PJSC Sovcomflot, il principale gruppo di shipping statale russo, finito al centro delle sanzioni occidentali insieme a una parte consistente della flotta russa. Altri pagamenti hanno riguardato tre istituti finanziari russi designati: Alfa-Bank, Gazprombank e Credit Bank of Moscow.

Il caso Citibank fotografa così una delle difficoltà strutturali della guerra economica contro Mosca: non basta inserire un nome in una lista nera. Occorre impedire che quel nome riesca comunque a comparire, direttamente o indirettamente, all’interno di una transazione internazionale.

E quando si parla di shipping il problema diventa ancora più complesso. Una nave, una società armatoriale, una banca, un intermediario, un assicuratore e una catena di pagamenti possono appartenere a giurisdizioni diverse e cambiare rapidamente struttura. Per gli istituti finanziari, questo significa controllare non soltanto il beneficiario formale di un pagamento, ma anche la rete di soggetti collegati all’operazione.

La stessa Citibank ha sottolineato di aver collaborato con OFSI per tutta l’indagine e di continuare a investire nel proprio sistema globale di compliance sulle sanzioni.

La banca aveva annunciato nell’agosto 2022 l’intenzione di ridurre progressivamente la propria esposizione alla Russia. Alla fine del 2025 il consiglio di amministrazione ha inoltre approvato la vendita della controllata russa AO Citibank a Renaissance Capital, banca d’investimento locale.

La multa britannica arriva quindi a distanza di anni dalle operazioni contestate, ma restituisce una lezione ancora attuale. Il sistema delle sanzioni è diventato uno degli strumenti centrali della politica occidentale verso la Russia. E proprio per questo la sua efficacia dipende sempre più dalla capacità delle banche di trasformare migliaia di pagine di norme e liste di soggetti sanzionati in controlli capaci di funzionare, transazione dopo transazione.

Nel caso Citibank, per quasi 20 milioni di sterline, quei controlli non hanno funzionato.