Stretto di Hormuz, 80 Paesi chiedono la riapertura immediata senza pedaggi

Appello all’Onu per garantire il transito sicuro e senza condizioni alle navi commerciali. Pressioni diplomatiche tra Stati Uniti e Iran per un possibile accordo, mentre resta alta la tensione nel Golfo e sul Bab el-Mandeb.

Ultimo aggiornamento 25 settembre 2026 - 12:22

Ottanta Paesi chiedono la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz e il ripristino del transito delle navi commerciali senza pedaggi, condizioni o oneri legali. L’appello è stato letto alle Nazioni Unite dal ministro degli Esteri del Bahrain, Abdullatif bin Rashid Al Zayani, ed è sostenuto da Unione europea, Consiglio di cooperazione del Golfo e Lega Araba.

«La navigazione commerciale non deve mai essere utilizzata come leva», afferma la dichiarazione, che condanna le azioni iraniane considerate una minaccia per la sicurezza della navigazione e per la vita degli equipaggi.

Dall’inizio degli attacchi aerei statunitensi e della successiva ritorsione iraniana, il 28 febbraio, oltre 20 marittimi sarebbero stati uccisi e circa 100 navi danneggiate. A complicare ulteriormente il quadro è anche la ripresa degli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita.

Il fronte meridionale della regione resta infatti un’altra fonte di rischio per il traffico marittimo. L’avanzata degli Houthi verso Bab el-Mandeb, ha avvertito Al Zayani, «aumenterà soltanto i rischi per la navigazione internazionale, la sicurezza marittima e il commercio globale» lungo una delle principali vie d’acqua mondiali.

Sul fronte diplomatico, Stati Uniti e Iran starebbero valutando un’intesa che potrebbe prevedere la riapertura dello Stretto da parte di Teheran in cambio della rimozione da parte americana del blocco sui porti iraniani. Lo riferisce Bloomberg citando una fonte anonima. Un precedente accordo raggiunto a giugno era rapidamente saltato per le divergenze sul futuro dello Stretto e sull’accesso dell’Iran ai fondi congelati destinati alla ricostruzione.

Mercoledì l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff ha parlato di «lunghe discussioni» condotte attraverso mediatori, definendole potenzialmente costruttive e promettenti. Ma i precedenti tentativi di dialogo non hanno prodotto un’intesa. Il presidente Donald Trump ha intanto minacciato una nuova escalation, avvertendo che gli Stati Uniti «annienteranno» l’Iran in assenza di un accordo.