Due superpetroliere cinesi hanno fatto dietrofront nello Stretto di Hormuz, fermandosi nelle acque della regione, secondo i dati sul traffico marittimo citati oggi da Bloomberg. La decisione si inserisce nel quadro di crescente cautela degli operatori cinesi di fronte ai rischi per la navigazione nell’area. Una delle due navi, la Sea V, aveva caricato greggio in Iraq e ieri aveva fatto rotta verso Hormuz. Successivamente ha invertito la navigazione e risulta ora ferma nello Stretto. La petroliera batte bandiera di Hong Kong e, secondo MarineTraffic, ha un armatore dell’equipaggio cinese. L’altra nave, la Hestia, anch’essa battente bandiera di Hong Kong e con equipaggio interamente cinese, era entrata nel Golfo Persico all’inizio della settimana. Dopo aver attraversato lo Stretto di Hormuz, ha invertito la rotta e si trova attualmente nel Golfo di Oman.
La scelta delle due navi arriva dopo che Reuters aveva riferito che due grandi compagnie di navigazione statali cinesi, Cosco Shipping Energy Transportation e China Merchants Energy Shipping, hanno dirottato le proprie navi da Hormuz e dallo stretto di Bab el-Mandeb. Secondo i dati Vortexa, entrambe avrebbero interrotto l’invio di navi nei due stretti già a luglio, a causa dell’aumento del rischio di attacchi con droni e missili. Cosco e CMES gestiscono complessivamente oltre 100 superpetroliere e, prima della guerra, movimentavano circa la metà delle importazioni cinesi di petrolio provenienti dal Medio Oriente.
Gli armatori cinesi non stanno però abbandonando il trasporto di greggio. Secondo Reuters, stanno scegliendo rotte più lunghe e punti alternativi per i trasferimenti nave-nave. I dati Kpler indicano che nei mesi di giugno e luglio le compagnie cinesi hanno effettuato trasferimenti nel Golfo di Oman, fuori da Hormuz, a un ritmo medio di circa 600mila barili al giorno, riducendo l’esposizione ai due principali chokepoint marittimi della regione.