Aeroporto di Genova, la società vale fino a 15,9 milioni. Paroli: “Bando per il socio privato entro novembre”

La valutazione affidata a PwC, il presidente del porto: "Con Camera di Commercio abbiamo scelto percorsi diversi sulla valutazione, ma confido avremo un valore simile. In caso contrario, faremo un bando con la cifra più alta, ma il rischio è che vada deserto"

L'aeroporto di Genova (adspmalo)

Ultimo aggiornamento 30 settembre 2026 - 19:28

Genova – La battaglia sulle cifre è appena iniziata. La prima mossa è dell’Autorità di sistema portuale: Matteo Paroli, presidente dello scalo genovese e primo azionista dell’aeroporto, pesa il valore del Colombo: «Siamo tra i 14,9 e i 15,9 milioni di euro». È il risultato del lavoro di PwC, uno studio «corposo» commissionato dalla stessa Autorità in vista del processo di privatizzazione. Ma è solo un tassello, adesso manca la cifra dell’altro socio come previsto dall’accordo firmato lo scorso febbraio.

L’azionista di maggioranza del Colombo (l’Authority con il 60%) e quello di minoranza (la Camera di Commercio con il 40%) hanno scelto di affidare a esperti diversi la quantificazione. L’ente guidato dal tandem Attanasio-Caviglia si è rivolto all’Università di Genova e da sempre pensa che il valore sia superiore, intorno ai 20 milioni. Se fosse così, ci sarebbe troppa differenza. «Ma la valutazione della Camera non è ancora arrivata. Confido che sarà consegnata presto» dice Paroli.

La speranza di aver quel dato consentirebbe di accelerare i tempi («Il bando è già pronto, manca solo cifra del valore dello scalo – dice il presidente – Sarà pubblicato entro l’autunno, al massimo a novembre») e soprattutto permetterebbe di prevedere un eventuale “piano B”. Semplificando: se i numeri dovessero essere profondamente divergenti «faremo la gara per la cessione scrivendo sul bando la cifra più alta. Esiste chiaramente il rischio che non si presenti nessuno, magari perché il prezzo viene giudicato fuori mercato. E avremmo come risultato una perdita di tempo: circa tre mesi. Poi dovremmo impostare un nuovo bando con un valore più basso».

Ecco, Paroli vorrebbe evitare questo scenario. Il ragionamento è anche un messaggio piuttosto chiaro alla Camera di Commercio a non tirare troppo la corda. Paroli vuole fare le cose velocemente.  E imbarcare un nuovo socio nel Colombo: «Serve un socio industriale forte a cui cedere la maggioranza». Il porto rimarrebbe tra i soci con il 5%, la Camera al 15%. Altre piccole percentuali per Comune (Salis dice «disponibili a valutare») e Regione, ma a guidare il futuro della macchina con una quota di maggioranza sarebbe appunto il nuovo soggetto privato “di mestiere”.

L’esigenza per Paroli è chiara: «La concessione scade nel 2029 e seguirà una gara internazionale bandita da Enac per la gestione. Il mondo degli aeroporti si muove in maniera dinamica e ci sono aggregazioni importanti per fare massa critica e aggredire il mercato. Grandi player internazionali si stanno muovendo per partecipare a tutte le procedure di privatizzazione a livello europeo. Ecco, arrivare alla nostra gara nel 2029 con un socio industriale forte, potrebbe dare maggiori possibilità. Affrontare quella gara con un soggetto che ha come soci solamente l’Authority e la Camera che notoriamente svolgono altri tipi di attività e non sono esperti del settore, rischia di inibire la possibilità di vittoria. Il destino dell’aeroporto, a quel punto, verrebbe deciso altrove e non a Genova».