Ricavi in crescita, ma conti in rosso per Austal. Il gruppo cantieristico australiano ha chiuso l’esercizio finanziario terminato il 30 giugno con un fatturato di 2,03 miliardi di dollari australiani, pari a circa 1,45 miliardi di dollari Usa, in aumento dell’11% rispetto all’anno precedente. Il risultato finale, tuttavia, è stato condizionato pesantemente dalle attività americane e dai costi legati ad alcuni programmi navali militari.
Austal ha registrato una perdita prima degli interessi e delle imposte di 125,2 milioni di dollari australiani e una perdita netta dopo le imposte di 53,6 milioni. A incidere è stata soprattutto una svalutazione non monetaria legata ai contratti negli Stati Uniti, dopo che il Dipartimento della Difesa americano non ha accolto la richiesta del gruppo di accelerare alcuni meccanismi di compensazione contrattuale.
La vicenda ha spinto Austal ad avviare formalmente le procedure per il recupero delle somme, attraverso una richiesta di equitable adjustment, lo strumento previsto dai contratti pubblici americani per rinegoziare o ottenere compensazioni in presenza di circostanze che modificano in maniera significativa l’equilibrio economico delle commesse.
Il problema non riguarda però soltanto la questione contrattuale. Il gruppo ha dovuto affrontare costi aggiuntivi legati al passaggio di diversi programmi dalla produzione in un cantiere già consolidato a quella in un nuovo stabilimento capofila. Una transizione che ha richiesto ulteriori attività di progettazione, correzione dei problemi emersi durante la costruzione e messa in servizio delle unità.
In altre parole, Austal paga oggi una fase di crescita industriale particolarmente complessa: l’espansione delle capacità produttive e l’aumento del peso delle grandi commesse militari stanno facendo salire contemporaneamente ricavi e costi.
Il quadro cambia radicalmente guardando alle attività nell’area Australia e Nuova Zelanda. Il segmento Australasia ha infatti registrato un risultato operativo record, con un Ebit di 85,3 milioni di dollari australiani su ricavi pari a 650,7 milioni. Il risultato rappresenta una crescita del 137% rispetto all’esercizio precedente.
A sostenere la performance sono state soprattutto le commesse nel settore della difesa, nell’ambito dello Strategic Shipbuilding Agreement. Tra gli incarichi più importanti figurano contratti per la costruzione di 18 Landing Craft Medium e otto Landing Craft Heavy, unità destinate alle operazioni anfibie e al trasporto di uomini e mezzi.
Mentre l’attività australiana macina risultati, è proprio il futuro del business statunitense a rappresentare una delle principali incognite strategiche per il gruppo.
Austal ha infatti confermato di aver ricevuto una proposta indicativa e non vincolante da Hanwha Defense USA per l’acquisizione delle attività americane del gruppo. L’offerta valuta le società statunitensi di Austal tra 1,05 e 1,2 miliardi di dollari in termini di enterprise value.
L’amministratore delegato Patrick Gregg ha spiegato che la società ha autorizzato l’avvio della due diligence per valutare la sostenibilità e la concreta fattibilità dell’operazione. Una decisione che potrebbe aprire uno scenario completamente nuovo per Austal, soprattutto in un momento in cui il gruppo sta cercando di risolvere le difficoltà legate ai programmi militari americani.
L’interesse di Hanwha si inserisce inoltre nella crescente presenza del gruppo sudcoreano nella cantieristica navale degli Stati Uniti. Washington considera il rafforzamento della capacità produttiva nazionale una priorità strategica, in particolare alla luce della competizione con la Cina e della necessità di ricostruire una filiera industriale in grado di sostenere i programmi della Marina americana.
A fine giugno Austal disponeva comunque di 311,9 milioni di dollari australiani di liquidità e di ulteriori linee di credito non utilizzate per 435 milioni. Risorse che dovrebbero consentire al gruppo di sostenere i programmi di investimento già avviati.
Il bilancio racconta quindi una società attraversata da due dinamiche opposte. Da una parte la crescita dei ricavi, il record operativo in Australasia e un portafoglio militare che continua ad ampliarsi. Dall’altra, i problemi dei contratti americani e una perdita che rende ancora più delicato il futuro della divisione statunitense.
E proprio da Washington, più che da Canberra, potrebbe arrivare la prossima svolta strategica di Austal: la soluzione della disputa con il Dipartimento della Difesa o la vendita delle attività americane a Hanwha potrebbero infatti ridisegnare profondamente il profilo del gruppo.