Scontro sui costi per il restyling di Parigi CDG: le compagnie aeree contro il piano da 8,2 miliardi

Il nodo centrale della controversia risiede nel fatto che il CRE sarà integralmente finanziato tramite l’aumento delle tasse aeroportuali a carico di tutti i vettori

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2026 - 18:55

L’ambizioso piano di modernizzazione dell’aeroporto di Parigi-Charles de Gaulle (CDG) riaccende la bufera tra i vettori aerei in Francia. L’accordo strategico siglato tra il gruppo ADP (Aéroports de Paris) e lo Stato transalpino prevede un maxi-investimento di 8,2 miliardi di euro, spalmato sul Contratto di Regolazione Economica (CRE) per il periodo 2027-2034. Il progetto punta a rilanciare la competitività dell’hub parigino nei confronti dei colossi internazionali e dei grandi scali del Golfo, ottimizzando i flussi dei passeggeri e le infrastrutture esistenti senza costruire nuovi terminal. Tuttavia, le modalità di finanziamento dell’opera hanno scatenato la dura reazione di numerose compagnie aeree, che denunciano una ripartizione sbilanciata dei costi a esclusivo vantaggio di Air France.

Il nodo centrale della controversia risiede nel fatto che il CRE sarà integralmente finanziato tramite l’aumento delle tasse aeroportuali a carico di tutti i vettori. Secondo la denuncia dello Scara (il sindacato che rappresenta la metà delle compagnie aeree francesi, tra cui Air Corsica e Air Austral) e di vettori come easyJet, l’aumento dei balzelli penalizzerà in modo sproporzionato i voli a medio e breve raggio. In base ai calcoli del sindacato, al netto dell’inflazione, le tariffe per passeggero aumenteranno del 34% sulle linee domestiche e del 21% sui collegamenti europei e d’oltremare, a fronte di un rialzo contenuto al 16% per le rotte internazionali. A ciò si aggiunge l’innalzamento al 60% dello sconto sulle tasse per i passeggeri in transito, una misura pensata per competere con hub come Francoforte e Amsterdam, ma considerata un ennesimo privilegio accordato al traffico intercontinentale.

I vettori minori e regionali contestano il fatto che il 40% degli investimenti sia destinato direttamente all’hub di coincidenza di CDG e soltanto il 20% ai voli punto-punto, a fronte di un traffico di transito che rappresenta solo il 29,5% del totale degli scali parigini. Dal canto suo, il gruppo ADP respinge le accuse, sostenendo che la presenza di un grande hub internazionale avvantaggia l’intero sistema Paese e la connettività dei territori, consentendo l’apertura di rotte altrimenti non redditizie. Posizione pienamente condivisa da Air France, che da sola genera il 50% delle attività a CDG, la quale difende la necessità di potenziare i controlli di frontiera e le aree di parcheggio degli aeromobili per superare i colli di bottiglia operativi, sottolineando che l’espansione dei propri spazi libererà capacità nei terminal 2A e 2C per le altre compagnie.

Resta inoltre aperto il dibattito sulla durata decennale del contratto: lo Scara richiede una clausola di revisione per adeguare il piano alle oscillazioni geopolitiche ed economiche, mentre Air France predilige la stabilità di lungo termine. La partita si sposterà ora a settembre, con il parere consultivo del comitato delle compagnie aeree, seguito a novembre dalla pronuncia vincolante dell’Autorité de Régulation des Transports (ART), chiamata a mediare una spaccatura sempre più profonda sull’aviazione di domani.