Ferguson Marine, il cantiere scozzese che rischia di restare senza navi

Nazionalizzato nel 2019 per salvare l’ultimo grande cantiere commerciale sul Clyde, Ferguson Marine si prepara a ridurre il personale di circa un quarto. Sullo sfondo, la consegna dei traghetti Glen Sannox e Glen Rosa, nuovi contratti militari e il progetto di quattro navi che dovrebbe garantire la sopravvivenza industriale del sito

Ultimo aggiornamento 19 agosto 2026 - 17:56

Il paradosso di Ferguson Marine è tutto nella distanza fra il rilancio promesso e il vuoto che incombe. Il cantiere scozzese, ultimo superstite della grande industria navale del Clyde, si prepara a perdere fino a 70 dipendenti, circa un quarto dell’organico. Una misura presentata come necessaria per attraversare una fase di transizione, ma che racconta anche la fragilità di un’operazione industriale diventata da anni questione politica.

Nazionalizzato dal governo scozzese nel 2019, Ferguson Marine avrebbe dovuto tornare competitivo dopo una lunga crisi. Invece il cantiere è rimasto impigliato nella costruzione di due traghetti a gas naturale liquefatto destinati a CalMac e alla società pubblica Caledonian Maritime Assets Limited. Navi concepite per rinnovare una flotta essenziale alla connettività delle isole scozzesi sono diventate il simbolo dei ritardi e delle difficoltà del comparto. Ora almeno il secondo traghetto, Glen Rosa, sembra avvicinarsi alla conclusione. Dopo anni di ritardi, lo scafo ha lasciato l’area di costruzione per l’ultimo bacino di carenaggio, dove è stato pulito e rivestito. Sono in corso gli allestimenti interni: pavimenti, controsoffitti, pannelli e verniciature. Restano le ispezioni finali e le prove in mare. La consegna è prevista nel quarto trimestre del 2026.

Il problema è ciò che viene dopo. Quando Glen Rosa uscirà dal cantiere, Ferguson Marine rischia di trovarsi con capacità produttiva ma senza un carico di lavoro sufficiente. Il management parla apertamente di un «inevitabile gap» e sostiene che la riduzione dell’organico serva ad adeguare dimensioni e competenze alle commesse future. Un primo segnale della direzione strategica è arrivato dalla difesa. A fine luglio il cantiere ha completato la consegna di blocchi strutturali destinati alla quarta fregata britannica Type 26, HMS Birmingham, programma guidato da BAE Systems. È una commessa limitata, ma indica la possibilità di inserire il sito nella filiera navale militare britannica.

La vera scommessa resta però politica. In marzo il governo scozzese ha annunciato l’intenzione di assegnare direttamente a Ferguson Marine quattro nuove navi: due traghetti per CMAL, un Marine Protection Vessel e un Marine Research Vessel. A ciò si aggiungono 14,2 milioni di sterline di investimenti pubblici destinati a infrastrutture e attrezzature. La logica è quella di trasformare una nazionalizzazione difensiva in una politica industriale: garantire ordini pubblici, modernizzare il cantiere e conservare competenze navali nel Clyde. Ma finché i contratti non saranno definitivi, Ferguson dovrà attraversare un’altra strettoia. Il taglio del personale non è dunque soltanto una misura contabile. È il prezzo della pausa fra due cicli produttivi e, insieme, un messaggio al governo: per sopravvivere, il cantiere ha bisogno che la promessa di nuove navi diventi rapidamente acciaio, saldature e scafi. Sul Clyde, la politica industriale scozzese si misura ancora una volta sulla capacità di non lasciare vuoto il bacino.

(foto Ferguson Marine)