Nella regione di Kiev le forze russe hanno intensificato nettamente gli attacchi contro magazzini e centri di stoccaggio civili. Secondo i dati dell’Ong ACLED, aggiornati al 18 settembre, dal giugno 2026 si contano circa cento attacchi, o serie di attacchi, contro questo tipo di infrastrutture. Un dato che, da solo, supera il totale registrato nei primi anni dell’invasione su vasta scala: dal febbraio 2022, gli episodi analoghi nella stessa area sono stati circa centocinquanta. Nei primi diciotto giorni di settembre, inoltre, la regione della capitale ha subito più bombardamenti di quanti ne avesse registrati in qualsiasi altro mese dall’inizio della guerra, con la sola eccezione del marzo 2022.
Il fenomeno non riguarda direttamente la linea del fronte. Colpisce invece un’area cruciale per l’approvvigionamento di Kiev e della sua area metropolitana. Le interruzioni delle catene logistiche locali hanno provocato temporanee carenze di alcuni prodotti, anche se i distributori sono riusciti a riorganizzare rapidamente i flussi. L’accelerazione è diventata particolarmente evidente all’inizio di agosto: il 5 del mese sono stati distrutti alcuni magazzini e un centro logistico della catena Epicentr.
Non sono però soltanto i grandi depositi a essere presi di mira. L’analisi degli attacchi contro esercizi commerciali e mercati mostra che, nel 2026, questi luoghi sono stati colpiti quanto in tutti gli anni precedenti messi insieme. Tra i siti attaccati figurano un supermercato Varus, l’ipermercato Fozzy di Vyshneve e il mercato del libro all’aperto di Pochaina, uno dei luoghi più frequentati della capitale. Sono tutti nodi della logistica quotidiana: punti di distribuzione alimentare, strutture commerciali e luoghi in cui convergono i flussi di merci destinati alla popolazione.
Un secondo fronte di pressione riguarda il carburante e le stazioni di servizio. Nella regione di Kiev, queste infrastrutture hanno subito in nove mesi un numero di bombardamenti pari a quello registrato nei primi quattro anni di guerra. Vicino al fronte la situazione è ancora più critica: nella regione di Kharkiv, gli attacchi contro stazioni di servizio e depositi di carburante nel 2026 sono sei volte superiori al totale registrato negli anni precedenti.
Si tratta di nodi essenziali non soltanto per i trasporti civili, ma anche per la distribuzione delle merci e per il funzionamento dei servizi locali. Gli attacchi alle infrastrutture logistiche si inseriscono così in un’escalation più ampia contro le reti essenziali del Paese, in una dinamica che coinvolge entrambe le parti del conflitto.
La Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’ONU sull’Ucraina ha lanciato l’allarme il 21 settembre: le forze russe continuano a colpire le infrastrutture energetiche, aumentando la vulnerabilità della popolazione civile in vista dell’inverno. Già in un aggiornamento del 29 giugno, la Missione di monitoraggio dei diritti umani dell’ONU aveva documentato attacchi sistematici e ripetuti contro centrali elettriche, reti di trasmissione e impianti di teleriscaldamento tra dicembre 2025 e maggio 2026.
Le interruzioni dell’elettricità hanno colpito milioni di persone, mentre quelle del riscaldamento hanno lasciato centinaia di migliaia di civili senza calore e acqua calda per settimane. Gli investigatori dell’ONU hanno espresso preoccupazione anche per le vittime provocate dagli attacchi ucraini sul territorio russo.
Il quadro che emerge è quello di una pressione crescente sulle infrastrutture che alimentano e sostengono le principali aree urbane ucraine. La strategia russa sembra puntare a erodere la resilienza logistica ed energetica di Kiev lontano dalla linea del contatto. Non è un’offensiva territoriale in senso stretto, ma una campagna di logoramento rivolta contro i nodi dell’approvvigionamento civile e, indirettamente, della macchina militare.
Il punto centrale è l’effetto cumulativo. Magazzini, mercati, stazioni di servizio e reti energetiche sono infrastrutture diverse, ma fanno parte dello stesso sistema: quello che consente a merci, carburante, energia e servizi di continuare a circolare. Colpirle significa aumentare i costi, rallentare i flussi e costringere la rete a continui processi di riposizionamento.
Con l’avvicinarsi dell’inverno, questa pressione potrebbe mettere alla prova la capacità dell’Ucraina di mantenere operative le proprie reti di approvvigionamento. Per Kiev, dunque, si tratta senza dubbio di difendere il territorio, ma anche di preservare il sistema logistico che tiene in funzione la capitale e le regioni retrostanti mentre gli attacchi si spostano sempre più sui gangli della rete.