Panama: la nuova presidente dell’Authority del Canale presenta il programma tra autonomia e sviluppo

Ilya Espino de Marotta è la prima donna alla guida dell'agenzia che gestisce la via d'acqua cruciale anche per il traffico navale degli Stati Uniti

Ilya Espino de Marotta (foto Canal de Panamá)

Ultimo aggiornamento 9 settembre 2026 - 20:01

La nuova presidente dell’Autorità del Canale di Panama, Ilya Espino de Marotta, ha davanti a sé un periodo di sfide complicate per la stretta via lunga cinquanta miglia marine. Una strada che viene percorsa ogni anno dal 40% delle navi container americane che vanno da un oceano all’altro.

I problemi sono sostanzialmente due: la siccità provocata da El Niño e l’invadenza dell’attuale amministrazione americana.

Una rivendicazione di lunga data

In quest’ultimo caso non c’entra solo Donald Trump: da sempre la destra americana vede i trattati del 1977 tra il presidente democratico Jimmy Carter e il leader militare di Panama Omar Torrijos, che hanno ceduto il controllo alla nazione sudamericana, come un errore strategico: lo ha fatto Ronald Reagan sin dal primo momento e questa critica è stata uno dei punti principali del suo programma elettorale per le presidenziali del 1980, vinte a valanga.

Nel dicembre 2024 Donald Trump è tornato sul punto, aggiornandolo: non più soltanto il rifiuto di aver ceduto un asset strategico statunitense a un Paese che all’epoca aveva governi instabili, ma anche il timore che il controllo della via d’acqua venga preso dalla Cina, magari attraverso la conquista del controllo dei due porti sui due lati del Canale.

Nel gennaio 2025 il deputato Dusty Johnson ha presentato un disegno di legge per autorizzare il presidente a iniziare un negoziato per la sua riacquisizione. Da allora non è successo nulla di rilevante al di là di periodiche sparate mediatiche, però la possibilità di altre azioni tipo un blitz militare non è mai tramontata del tutto.

Per quello che riguarda la siccità, invece, il problema è più pressante è il livello del lago Gatun. Alla vigilia della stagione secca, le autorità panamensi hanno cercato di limitare i transiti per conservare acqua nei mesi più difficili. Ma che fare in futuro?

Idee per il futuro

In una lunga intervista concessa al Wall Street Journal, la nuova leader dell’Authority panamense ha toccato tutti questi punti a cominciare proprio dall’evoluzione del Canale e della sua storia.

La stessa Espino de Marotta, ingegnere marittimo di formazione, ha cominciato a lavorare per la struttura già nel 1985, quando a comandare c’erano ancora gli Stati Uniti ed era quindi una veterana nel 1999 quando c’è stato il passaggio di consegne.

Il primo cambiamento testimoniato da Espino de Marotta è il bilancio: “Sotto gli Usa i bilanci annuali si concludevano in pareggio, ma dopo è diventato profittevole”. Spiccano i numeri previsti per il 2026: “Dovremmo contribuire al bilancio statale con circa 3 miliardi e 600 milioni di dollari”, afferma nel colloquio con il quotidiano finanziario statunitense.

Una delle misure che sono state prese nel nuovo secolo riguarda l’ampiezza delle navi. La nuova presidente ricorda il progetto di espansione del Canale iniziato nel 2002 e conclusosi nel 2016 che ha portato ad ampliare la capacità del sistema delle chiuse, con una lunghezza massima consentita che è passata da 289 metri (la misura valida già nel 1914) a 366.

E la capacità delle imbarcazioni è passata da 5mila a 14mila container. È grazie alle navi definite come “Neopanamax” (un nome diventato sinonimo della misura in questione) che arriva nelle casse del governo panamense circa il 50% del totale dei ricavi.

Scelte difficili

Espino de Marotta poi spiega che le decisioni di tagliare il tonnellaggio delle imbarcazioni e il numero dei transiti, scelte fatte entrambe quest’estate siccitosa, hanno una ragione ben precisa: “Non possiamo dire ai nostri concittadini che dobbiamo tagliargli l’acqua corrente per far passare lo stesso numero di navi di sempre”, ha affermato.

Sul sistema dei transiti messi all’asta, poi, Espino de Marotta sostiene che il record raggiunto da una petroliera a inizio settembre con 5 milioni e 300mila dollari difficilmente sarà battuto.

Poi conclude annunciando che nel 2030 e nel 2031 verranno inaugurati due nuovi scali portuali con sviluppatori privati e che il progetto di selezione è ancora in corso.

Non ha detto nulla però sul tema più forte: l’autonomia del Canale.

Lo ha fatto però il presidente uscente Ricaurte Vásquez Morales in un discorso che si è tenuto il 2 settembre 2026, invitando gli Stati Uniti a rispettare i trattati. Un auspicio che in genere non ha mai interessato particolarmente Donald Trump ma che in questo momento potrebbe essere soddisfatto a causa degli impegni bellici degli Usa su altri fronti.