L’orizzonte del desiderio: sei sguardi per raccontare Genova tra terra e mare

Una settimana di residenza e sei mesi di lavoro sul campo: le giovani fotografe dello IED di Torino esplorano il porto, il waterfront e i margini della città, dando voce a persone, luoghi e trasformazioni spesso invisibili

Ultimo aggiornamento 17 settembre 2026 - 11:18

Per chi arriva dal deserto, Despina è una nave. Per chi arriva dal mare, un cammello. Nelle Città invisibili di Italo Calvino non è la città a cambiare, ma il desiderio di chi la guarda. È da questa immagine che parte L’orizzonte del desiderio, il progetto di tesi con cui sei giovani fotografe dello IED di Torino – Melissa Billotti, Silvia Bussolino, Giulia Franceschini Beghini, Penelope Siria Meneghetti, Fabiana Scalise, Sofia Valabrega – hanno provato a osservare Genova dai suoi margini più esposti: il porto e il waterfront.

 

Per vedere il video devi accettare i cookie di Dailymotion.

Grazie alla collaborazione tra il Corso Triennale in Fotografia e il Porto Antico, è nata circa un anno fa una residenza artistica che aveva l’obiettivo di raccontare la città da prospettive diverse, ponendo al centro le persone che il mare di Genova lo vedono tutti i giorni. «Il waterfront, ma più in generale il margine tra mare e terra, è una suggestione fortissima per la ricerca artistica. È un confine reale, ma anche immaginario e immaginifico», spiega Giulia Ticozzi, coordinatrice del progetto di tesi. Una settimana di residenza e sei mesi di lavoro sul campo. Con questo progetto, la fotografia diventa strumento di commento sociale, in cui sguardi diversi dimostrano quanto possa cambiare il significato dello stesso margine. Come sottolinea la direttrice dello IED, Paola Zini: «La ricerca è stata possibile solo perché Genova si è lasciata guardare».

Per vedere il video devi accettare i cookie di Dailymotion.

Le immagini esplorano lavoro e tempo libero, migrazioni e storia, architetture e persone, tracciando il ritratto di un territorio che continua a cambiare insieme a chi lo vive. Tra i lavori ce n’è uno che racconta il Waterfront di Levante attraverso lo sguardo delle persone con background migratorio che hanno contribuito alla costruzione della nuova infrastruttura. «Ci piace perché racconta molto di come il porto una volta sia stato una porta per uscire e oggi diventi, anche simbolicamente, una porta per entrare», dice Giulia Ticozzi. In Radici, Melissa Billotti entra nel cantiere e racconta il luogo simbolo della Genova che cambia attraverso chi quella trasformazione la costruisce materialmente.

Lo sguardo di Penelope Meneghetti, con Genova verticale. Vertigine. Aria. Scale, parte invece dalla verticalità di Genova: alla compressione dei carruggi contrappone l’apertura degli spazi sul mare e del Porto Antico, interrogandosi sul bisogno di piazze e luoghi d’incontro in una città costruita stretta tra costa e montagne. Il progetto Abitare l’acqua di Fabiana Scalise sposta invece lo sguardo dietro le vasche dell’Acquario, verso infrastrutture, manutenzione e persone normalmente invisibili al visitatore. L’Acquario diventa così una metafora della città: un organismo complesso che vive grazie a una rete di lavoro quotidiano che resta fuori dallo sguardo. Il metodo che è stato scelto per L’orizzonte del desiderio è stato quello della residenza, per permettere alle giovani autrici di calarsi nella città e lavorare a contatto con le persone. «La fotografia a volte può avere un difetto: può essere predatoria», spiega Ticozzi. «L’idea, invece, era quella di calarsi nella realtà, ascoltare, avere pazienza e provare a comprendere». «È stato possibile solo perché voi genovesi vi siete lasciati guardare. Spesso è difficile, perché ognuno ha un’idea della propria città. Invece, lasciare che dei giovani fotografi potessero lavorare ha dimostrato una grande accoglienza».