Monaco di Baviera – La sintesi sulla situazione globale, discussa ieri alla conferenza Marilog del Transport Logistic di Monaco di Baviera, l’ha resa bene Angela Titzrath, amministratore delegato del gruppo terminalistico Hhla, che oltre a essere il principale operatore del porto di Amburgo, cioè il maggiore scalo tedesco e il terzo in Europa, controlla strutture non solo in Italia (come Trieste) ma anche in Ucraina (è il caso di Odessa): «Il tema oggi è che non c’è più una sola crisi, siamo in un conglomerato di crisi: pensiamo ai temi geopolitici come gli attacchi degli Houthi sul Mar Rosso, ma anche quelli ambientali che hanno portato i problemi di pescaggio nel Canale di Panama. La crisi è la nuova normalità. E noi dobbiamo rispondere lavorando sulla digitalizzazione, l’automazione e la sostenibilità». Sono queste le carte necessarie per rendere il mondo della logistica (quindi dalle navi ai porti, passando per il trasporto su ferro, i magazzini e gli autotrasporti) in grado di reggere lo stress della crisi continua.
La parola che viene richiamata più spesso da manager ed esperti (come Antonios Rigalos di Shift X e Tobias Bartz del gruppo Rhenus) è «affidabilità». Quanto più il mondo intorno diventa imprevedibile – e in questo senso è richiamata proprio la politica altalenante di Donald Trump – quanto più quello dei trasporti deve opporre la propria solidità e capacità di gestire le crisi. In questo senso, spiega Titzrath, la strada dell’automazione nei porti è importante, perché potrebbe portare ad un incremento fino al 50% delle movimentazioni, rendendo il processo più veloce. La tecnologia dovrebbe invece sempre più essere in aiuto ai vari attori della catena logistica, che hanno necessità di parlarsi in maniera più agile.
Sulla scia dell’esperienza degli ultimi cinque anni, i manager mettono in evidenza come nonostante le crisi i traffici in sostanza non si siano mai fermati. E che quindi anche oggi, nella stagione dei dazi, i volumi non caleranno, ma semplicemente troveranno altre strade per viaggiare: dal Brasile, dall’India, dal Sud-Est asiatico. Quello che diventa necessario è trovare un equilibrio, un bilanciamento dei flussi.
Dal punto di vista della Germania (che in molti comparti è il traino economico dell’Italia) i punti sono due: è necessaria una ripresa industriale bilanciata in import export – considerato allo stato attuale, anche l’Unione europea applica tariffe verso gli Stati Uniti e non solo il contrario – e servono investimenti per ammodernare le infrastrutture.
Un modo per aumentare l’affidabilità del servizio, è poi il suggerimento di Jan Tiedemann, capo analista della società Alphaliner, è quello di rallentare ulteriormente la velocità delle navi: «Questa tecnica – spiega l’esperto – può essere un buon buffer anche per assorbire la sovra-capacità di offerta di stiva che sarà presente sul mercato nei prossimi anni» determinata sia dall’ingresso di nuove unità in servizio che da possibili interruzioni sulla catena di approvvigionamento prodotte da questa nuova realtà, dove appunto la crisi rappresenta ormai la quotidianità.