Finte recensioni, stretta dell’Acgm

Roberto Liscia, presidente del Netcomm, che riunisce le aziende che operano nel commercio digitale in Italia: "Bene più tutele, ma le norme non ingessino il sistema. Chiediamo almeno 12 mesi per poterci adeguare"

Ultimo aggiornamento 25 luglio 2026 - 20:36

Genova – Netcomm, il consorzio del commercio digitale italiano, che riunisce 480 imprese che operano nel settore (da big come Amazon e Booking a imprese italiane che vendono online: in Liguria per esempio c’è la Fratelli Carli) accoglie con favore l’iniziativa dell’Antitrust italiana, che stringe le maglie sulle recensioni in rete non veritiere attraverso la pubblicazione delle nuove Linee guida in materia.

Il consorzio però richiama al tempo stesso l’attenzione sulla necessità che le Linee guida «restino focalizzate sul perimetro individuato dal legislatore e che gli obblighi siano proporzionati e coerenti con il quadro normativo europeo, in particolare con il Digital Services Act». «L’iniziativa dell’Acgm – dice Roberto Liscia, presidente del Netcomm – è la strada giusta per contrastare un fenomeno che danneggia tutti. Le false recensioni sono un inganno per i consumatori e una concorrenza sleale per le imprese oneste. Serve quindi uno strumento che tutela chi acquista, chi vende e le piattaforme serie».

«Ma proprio perché la direzione è quella giusta – aggiunge Liscia – è importante che, da un lato, non sia compromessa allargando troppo il campo. E dall’altro, sia mantenuta la giusta proporzionalità degli obblighi per le aziende del settore: chiediamo quindi che le linee guida restino ancorate al perimetro della legge sulle Pmi, senza estendersi ad altri settori già ben disciplinati dal Codice del Consumo e dalle regole europee».

Il rischio, dice insomma Liscia, è che le stesse Linee guida diventino un ostacolo all’uso della recensione. «Va inoltre ricordato che più regole non significa necessariamente più tutela – conclude il presidente del Netcomm -: servono norme chiare, proporzionate ai diversi modelli di business e tempi realistici per adeguarsi, per questo suggeriamo un periodo transitorio di almeno 12 mesi. L’obiettivo non è moltiplicare gli obblighi, ma costruire un ecosistema digitale di cui i consumatori possano fidarsi, senza penalizzare chi già oggi opera con trasparenza». —