“Originariamente l’attività della nostra società, che nasce 50 anni fa a La Spezia dove abbiamo ancora oggi il nostro headquarter – dice in questa intervista Luca Bergonzoli, Innovation Manager Laghezza SpA – era quella di spedizionieri doganali e di agenzia marittima. Nel corso degli anni l’azienda si è evoluta, grazie anche alla visione dell’attuale presidente Alessandro Laghezza, diversificando le attività ed espandendosi sul territorio nazionale, fino a divenire la Laghezza SpA così come è oggi, ovvero un operatore logistico a 360°, che offre soluzioni customizzate a favore della propria clientela. Abbiamo due ‘anime’ che convivono e si integrano tra loro: quella propriamente customs che offre consulenza e operatività doganale e l’anima logistics che sviluppa soluzioni di tipo logistico e trasporti su strada”.
Quanto è importante oggi la cultura della logistica all’interno di un’azienda?
“Al giorno d’oggi la cultura della logistica non è solo una funzione operativa, ma un elemento strategico che attraversa tutta l’organizzazione: migliora l’efficienza, riduce i costi, aumenta la soddisfazione del cliente e rende l’azienda più resiliente e competitiva nel tempo. Questo è ancora più vero in qualsiasi azienda che abbia a che fare con l’import/export ed in generale con le attività legate alla Dogana, poiché è diventato sempre più complesso interagire con le varie legislazioni, siano esse nazionali, comunitarie, mondiali. Diventa quindi sempre più importante per tutte le aziende ricorrere ad un esperto doganale, esattamente come si ricorre ai professionisti in ambito di altre attività. Con le sue divisioni dogana, logistica e trasporti, perfettamente integrate fra loro, Laghezza è in grado di proporsi quale partner unico per tutte le attività della filiera: fornendo soluzioni doganali operative e di consulenza ad alto valore aggiunto, fino alla gestione della merce con i servizi offerti dalle divisioni Logistica e Trasporto su strada”.
Quanto pesa l’aggiornamento professionale a livello di competitività?
“L’aggiornamento professionale è un fattore chiave di competitività. Nel nostro settore in particolare le normative cambiano rapidamente e solo chi è costantemente aggiornato può garantire conformità, efficienza operativa e rapidità nei processi. Già la scelta di personale già formato rappresenta un vantaggio strategico. Investiamo inoltre molto nella formazione continua, anche con il nostro brand Laghezza Academy che, grazie al know how in ambito doganale e logistico dell’azienda e ad un consolidato team di esperti doganalisti e professionisti interni all’azienda, eroga corsi di formazione ad hoc per i propri clienti, per i propri dipendenti ed anche per aziende e professionisti che desiderano acquisire competenze specialistiche in ambito doganale e logistico”.
Quali sono i vostri principali obiettivi in materia di sostenibilità?
“Abbiamo investito molto e continueremo a farlo in ricerca e sviluppo per l’abbattimento delle emissioni ed il miglioramento dell’impronta carbonica dell’azienda, attività che hanno riguardato in particolare le nostre divisioni Trasporto e Logistica. I prossimi obiettivi saranno concentrati sulla ulteriore digitalizzazione dei processi operativi e sulla formazione continua del personale, al fine di garantire ai nostri clienti la massima efficienza, unita al rispetto dei loro stessi obiettivi di sostenibilità. Sempre più centrali sono anche le attività legate al corporate wellbeing e welfare”.
Crede che il Mediterraneo possa diventare in tempi brevi il baricentro del commercio globale?
“Il Mediterraneo è il baricentro del mercato globale già attualmente e questo aumenterà nel breve e nel lungo periodo, anche in conseguenza ai fenomeni in atto legati al nearshoring, reshoring, friendshoring e tutte quelle attività che prevedono il ritorno di parte delle produzioni e delle fasi più industriali in Paesi più vicini all’Europa. I candidati principali sono i paesi del Nord Africa, con cui l’Italia ha da sempre rapporti commerciali, diplomatici e politici molto stretti e che stanno addirittura aumentando. I porti italiani, per prossimità ed efficienza, sono il primo sbocco del mercato nord-africano ed sicuramente è in atto un inspessimento delle linee commerciali fra i due Paesi ed un ruolo quindi sempre più centrale del Mar Mediterraneo”.