Luca Zaia: “Un metrò da 1.000 chilometri l’ora.Il Veneto è pronto a sperimentarlo”

Il governatore regionale alla fiera di Monaco: “Tecnologia Made in Italy, adesso cerchiamo i finanziatori”

Il “tubo” dentro cui dovrebbero scorrere le capsule dell’Hyper Transfer

Ultimo aggiornamento 4 giugno 2025 - 00:00

Monaco di Baviera – Un progetto da un miliardo di euro per il trasporto di merci e persone, per riuscire dove gli altri hanno fallito, a partire dall’Hyperloop di Elon Musk, poi passato agli emiratini della Dp World, che furono anche a Genova tre anni fa per siglare in Autorità portuale un memorandum con l’ente, la Regione e il Comune rimasto lettera morta. Ora è il Veneto, 200 miliardi di Pil e 480 mila imprese, a lanciare nuovamente la sfida del trasporto a levitazione magnetica, merci e persone sparate in capsule che corrono a 1.000 chilometri all’ora dentro a condotte sopraelevate.

Ma questa volta, la tecnologia è interamente Made in Italy, certificata dall’Ateneo di Padova, ed è il governatore Luca Zaia a illustrare il progetto “Hyper Transfer” al Transport Logistic di Monaco di Baviera. L’obiettivo è realizzare il modello 1:1 del progetto: 10 chilometri tra Venezia e Padova, per poi creare una rete che potrebbe, per esempio, «scorrere lungo i tracciati delle autostrade».

Quando sarà posata la prima pietra dell’opera?

«Questo primo tratto di 10 chilometri costa un miliardo di euro perché si tratta della sperimentazione, dopodiché si pensa che la realizzazione su larga scala valga circa 40 milioni al chilometro. Consideri che questo progetto significa bypassare il trasporto aereo, non inquina, consuma meno energia di quella produce – perché la levitazione magnetica è alimentata grazie all’accumulo di energia dei pannelli solari che copriranno il tubo in cui scorreranno le capsule bidirezionali. Noi adesso vogliamo partire con il progetto, siamo i primi al mondo e abbiamo una bella squadra, con il ministero dei Trasporti, Webuild, Leonardo, Italferr e la Concessioni autostradali venete. Siamo alla ricerca di partner per partire: la società l’abbiamo già fatta».

Quindi una data secca di partenza non c’è.

«Sì, ma le assicuro che non stiamo parlando di aria fritta, siamo a un livello per il quale la messa a terra e l’industrializzazione del progetto sono attuabili. La differenza rispetto a quanto sperimentato altrove, in particolare in Cina, è che il progetto si basa su tecnologie esistenti ma riutilizzate in maniera differente. Non c’è nulla da inventare: la fantasia su queste cose c’era quando ci si cominciò ad approcciare a questo sistema di trasporto una decina di anni fa, adesso siamo nella fase reale».

Ricorda un po’ l’Hyperloop.

«Di progetti futuristici ce ne sono. Ma noi siamo usciti dai rendering, dalla fase di progettazione e siamo approdati a quella della realizzazione».

Che partner ricercate per il finanziamento di questo primo track test?

«Partner nazionali e internazionali, e questo può diventare anche un grande business visto e considerato che rivoluzionerà il mondo dei trasporti: una capsula, lunga 31,8 metri, può portare 40 persone o 12 tonnellate di merce. È un aereo senza ali. Uno potrebbe dire, solo 40 persone? D’accordo, ma una capsula può fare Milano-Venezia in un quarto d’ora, Venezia-Monaco in mezz’ora. Funzionerà come una metropolitana».

Domanda a latere. Presidenti dei porti in stallo, cosa sta succedendo?

«Non è una nomina che dobbiamo fare noi come Regione. Siamo in attesa della proposta da parte del ministero, e ad oggi non c’è alcuna proposta».

Siamo un po’ appesi.

«Non so nemmeno quali siano i termini di scadenza».