“La pubblicazione del bando “LogIN business” segna una tappa strategica nel percorso di evoluzione del settore, che finalmente può disporre di risorse dedicate per accelerare la transizione digitale”. A dirlo a Blueconomy.com è Riccardo Morelli, presidente nazionale di Anita Confindustria.
Quali sono oggi le criticità maggiori del settore che lei rappresenta?
“Il nodo da trattare con urgenza è senza dubbio quello della carenza di manodopera, che coinvolge sempre di più non solo gli autisti, ma anche altre figure professionali tipiche delle imprese di trasporto e logistica. In assenza di un’azione incisiva che coinvolga le istituzioni, le associazioni di categoria e le imprese, il fenomeno rischia di compromettere l’operatività del settore, con forti ricadute sull’intero sistema della mobilità delle merci e sull’economia del Paese. Questa criticità è una vera e propria emergenza da gestire nella sua complessità, con misure diversificate e al tempo stesso convergenti, che interessano tanto l’aspetto normativo, attraverso una semplificazione delle regole che disciplinano l’acquisizione dei titoli che abilitano alla guida, quanto quello più operativo, legato all’attività propria dell’autista, valorizzandone l’operato”.
Pochi mesi fa è stava varata la cosiddetta direttiva “Stop the clock”, con la quale l’Europa ha aperto a una revisione delle modalità con cui raggiungere gli obiettivi Esg. Quali saranno gli effetti sull’autotrasporto?
“La Commissione europea sembra intenzionata a promuovere una linea più morbida nei riguardi della sostenibilità, aprendo a una revisione che semplifichi l’iter per il raggiungimento di tali obiettivi anche in funzione dei fenomeni economici e geopolitici che interessano la regione. Resta fondamentale, tuttavia, tracciare un percorso chiaro per le aziende, che le metta al riparo dall’instabilità e le renda più competitive nel contesto globale. Se è vero che riconciliare profitto, impegno sociale e riduzione dell’impatto ambientale resta una priorità fondamentale dal punto di vista etico, è altrettanto vero che, prima o poi, le aziende del settore saranno chiamate a quantificare il proprio impegno qualificandosi all’interno della filiera. Come Anita sentiamo forte la responsabilità di accompagnare la categoria verso quei comportamenti capaci di garantire alle aziende una crescita solida, una maggiore competitività e prosperità nel lungo periodo”.
Le infrastrutture del nostro Paese, figlie in gran parte degli anni del boom economico, non sempre rispondono alle richieste degli operatori logistici. Quanto incide questo gap sulla competitività delle imprese?
“In Italia l’87% delle merci viene trasportato su gomma e le infrastrutture sono senz’altro la chiave per l’operatività e la competitività delle imprese di autotrasporto merci e logistica. Tuttavia, nonostante la rete stradale italiana sia tra le più estese d’Europa è anche tra le più datate. La rete viaria purtroppo non è da sola: dalla capacità dei porti allo sviluppo della ferrovia, passando per l’ampliamento dei terminal intermodali e l’ottimizzazione del traffico ai valichi alpini, sono tutti elementi che sottraggono competitività alle aziende del settore e al Sistema Paese”.
Si sta facendo qualcosa, in questo senso?
“Il governo sta lavorando per colmare questo gap, accelerando i lavori del Pnrr e mettendo al centro la logistica: ne sono un esempio le Zls e la Zes unica per il potenziamento degli scali portuali, il consolidamento del tracciato ferroviario lungo la penisola, l’attenzione volta a migliorare il traffico ai valichi per salvaguardare il 60% dell’export nazionale. Ma in questo senso, c’è ancora molta strada da percorrere, come dimostra l’allegato Infrastrutture al Def”.
Parliamo di lavoro. Gli autisti italiani sono sufficientemente tutelati rispetto alla concorrenza straniera?
“Le norme che disciplinano il rapporto di lavoro in Italia, unite alla contrattazione collettiva sia del settore che aziendale, sono sicuramente adeguate a tutelare i nostri autisti rispetto alla concorrenza straniera. Va però evidenziato come l’elevato costo del lavoro registrato in Italia, tra i più alti in Europa, può, al contrario, determinare un gap competitivo delle nostre aziende rispetto quelle europee”.
Il legame tra trasporto marittimo e autotrasporto è sempre più forte. Quali sono gli obiettivi ancora da raggiungere?
“Il trasporto marittimo gioca un ruolo fondamentale per consolidare la posizione strategica dell’Italia al centro delle rotte del commercio internazionale, allargando così gli orizzonti di tutti gli attori coinvolti nella filiera logistica. Basti pensare che al 2028 le acque del Mare Nostrum accoglieranno un aumento del traffico container pari al 18% rispetto al 2023, superando lo slancio degli altri spazi marittimi europei. Affinché l’Italia possa affermarsi come hub logistico del bacino Mediterraneo, però, sarà essenziale affrontare alcune sfide strutturali tese a recuperare le inefficienze logistiche che impediscono al Paese una gestione dinamica dei flussi. Oltre all’ammodernamento delle infrastrutture già evidenziato in precedenza, gli investimenti nella digitalizzazione dei flussi saranno cruciali per consentire al Paese di affermarsi in un contesto globale”.
Come diviene attuabile questa digitalizzazione?
“Anita stimola le proprie imprese a partecipare da protagoniste alla rivoluzione digitale, organizzando attività mirate e volte a incrementare il coefficiente innovativo di tutti gli operatori. Certamente la pubblicazione del bando “LogIN business” segna una tappa strategica nel percorso di evoluzione del settore, che finalmente può disporre di risorse dedicate per accelerare la transizione digitale. A questo proposito intendo ringraziare per il dialogo costruttivo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che con la pubblicazione del bando ha segnato un passo decisivo per il futuro dell’autotrasporto merci e della logistica. La misura, infatti, consente alle imprese di presentare progetti per favorire lo scambio delle informazioni lungo la catena logistica, la dematerializzazione documentale anche per mezzo di e-CMR e e-FTI, la pianificazione efficiente dei carichi e il miglioramento dell’integrazione modale sostenibile in un’ottica di interoperabilità. Un linguaggio unico può assicurare alla mobilità delle merci una maggiore velocità e organizzazione, riducendo le inefficienze e le diseconomie dovute alla disconnessione”.