Porti Spa, tra le proposte allo studio c’è anche la gestione degli interporti

Emendamento della Lega: la società parteciperebbe a bandi per quote di strutture pubbliche. La proposta punta a migliorare la relazione tra moli ed entroterra, dove gli interporti muovono 65 milioni di merci l'anno

Ultimo aggiornamento 27 agosto 2026 - 10:24

Genova – Dei numerosi aspetti sui quali la commissione Trasporti alla Camera si è concentrata rispetto alle proposte emendative sulla riforma dei porti, uno che spicca è certamente il rapporto degli scali con i territori e le strutture logistiche circostanti. L’attenzione, derivata da mesi di ascolto da parte dei rappresentanti delle categorie portuali, è diffusa lungo tutto il testo del disegno di legge e trasversale rispetto all’arco parlamentare.

Tra le numerose proposte di modifica, risulta particolarmente interessante quella che richiede un intervento attivo della Porti Spa (ossia la grande novità di questa riforma, la società che progetta e realizza le infrastrutture strategiche nei porti) anche negli interporti, vale a dire i centri logistici nell’entroterra attrezzati per lo scambio e lo smistamento delle merci tra diversi mezzi di trasporto, in particolare fra treni e camion. L’emendamento è a firma della Lega.

L’attività sul libero mercato

Come noto, uno degli aspetti che caratterizza la Porti Spa è il fatto che questa società dovrebbe operare su due differenti binari: il primo è in regime di concessione e sulla base di un Accordo di programma con il ministero dei Trasporti, proprio per realizzare le opere più importanti necessarie agli scali italiani. Il secondo binario è invece l’attività della Spa sul libero mercato: non solo progettazione e realizzazione di opere infrastrutturali attinenti alle attività marittime e portuali, ma anche consulenze, studi, ricerche e prestazioni di servizi, anche di ingegneria, nel settore delle infrastrutture portuali, anche intermodali.  Si tratterebbe di un’attività che può essere svolta direttamente o anche attraverso società, consorzi o imprese partecipate – l’importante è tutto questo non venga svolto, chiarisce il disegno di legge, in concorrenza, anche parziale, con il lavoro della stessa Porti Spa in regime di concessione.

L’acquisizione di quote

La proposta che arriva dalla maggioranza di governo in commissione è quindi quella di estendere questa attività sul mercato dando la possibilità alla Porti Spa di «acquisire o gestire, direttamente o tramite società veicolo interamente controllata (…) interporti di rilievo nazionale e internazionale di proprietà pubblica». L’acquisizione di interporti di proprietà pubblica sarebbe «subordinata allo svolgimento di una procedura a evidenza pubblica, nel rispetto della normativa europea in materia di aiuti di Stato e del principio di concorrenza», e le attività sarebbero, come tutta l’attività della Porti Spa in regime di mercato, soggette a separazione contabile e organizzativa rispetto alle attività in regime di concessione.

Obiettivo: l’integrazione della rete

Il principio di estendere l’attività della Porti Spa a un settore specifico come quello degli interporti sarebbe determinato dall’obiettivo di «promuovere l’integrazione della rete nazionale delle infrastrutture logistiche strategiche (gli interporti in Italia possono essere fino a un massimo di 30 ndr), favorire l’intermodalità, l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo coordinato dei porti, dei retroporti e degli interporti». —