Genova – Anche nel settore del trasporto aereo il nuovo corso avviato negli Stati Uniti dall’amministrazione Trump si sta facendo sentire. La compagnia low cost Spirit Airlines è uscita dopo quattro mesi dalla tutela fallimentare, avendo raggiunto gli obiettivi del piano di ristrutturazione del debito. In questo modo ha potuto accedere a un’iniezione di 350 milioni di dollari di nuovi capitali, che permetteranno di seguire un nuovo modello che si distacca dalla precedente offerta di servizi basici per avvicinarsi di più a una clientela che cerca servizi premium. La capacità della flotta è diminuita del 20 per cento rispetto a un anno fa.
A novembre scorso Spirit era entrata sotto la protezione del Capitolo 11, che riguarda appunto la tutela fallimentare negli Stati Uniti, avendo accumulato un debito di 1,6 miliardi di dollari. Alla fine dello scorso gennaio era stata respinta dalla società un’offerta di acquisto da parte della concorrente Frontier. Donald Trump aveva dichiarato di essere favorevole alla fusione fra le due compagnie. Dopo il completamento del piano di salvataggio della compagnia il ceo di Spirit, Ted Christie, ha detto che prenderà in considerazione ulteriori colloqui con Frontier.
Le condizioni sotto Trump si prevedono più favorevoli alle compagnie aeree rispetto alla precedente amministrazione. Joe Biden aveva infatti varato norme restrittive, bloccando a esempio l’acquisizione di Spirit da parte di JetBlue, ma anche costringendo le compagnie a rifondere automaticamente i viaggiatori in caso di disservizi e prevedendo un monitoraggio più serrato del settore da parte delle agenzie governative. Trump ha promesso di ridurre la burocrazia per le compagnie e di creare per loro un ambiente economico più favorevole.