Trasporto sostenibile: l’Europa cerca di migliorare le vie navigabili interne

La revisione introduce una serie di standard tecnici aggiornati, in particolare per le quattro tecnologie cardine dei RIS: le carte elettroniche per la navigazione (Inland ECDIS), gli Avvisi ai Naviganti (NtS), il tracciamento delle navi (Vessel Tracking and Tracing) e la reportistica elettronica internazionale (ERI)

Una chiatta sul fiume Mosella

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:20

Bruxelles – Il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico provvisorio su una riforma attesa da tempo: l’aggiornamento della Direttiva del 2005 sui Servizi Informativi Fluviali (River Information Services, RIS). L’obiettivo è modernizzare il sistema europeo di gestione del traffico sulle vie navigabili interne, rendendolo più sicuro, efficiente e integrato con gli altri mezzi di trasporto, grazie a strumenti digitali condivisi e interoperabili. Attualmente, tredici Paesi dell’Unione sono collegati da circa 13.000 km di vie navigabili e più di 250 porti interni. In un contesto di crescente attenzione alla sostenibilità ambientale e alla logistica multimodale, la Commissione europea punta a rilanciare il trasporto fluviale come valida alternativa a quello su gomma e ferro. Tuttavia, una valutazione del 2021 aveva evidenziato come l’implementazione dei RIS fosse rimasta disomogenea e lenta, con conseguenze negative in termini di competitività e sicurezza.

La nuova Direttiva punta a superare questi limiti attraverso tre leve principali: l’armonizzazione degli standard tecnici, l’obbligo di condivisione dei dati in tempo reale e la creazione di un ambiente digitale unico a livello europeo. Quest’ultimo, denominato European RIS Environment, rappresenta una delle novità più significative: una piattaforma centralizzata in cui confluiranno i dati forniti dagli Stati membri su livelli dell’acqua, accesso ai porti, disponibilità di carburanti alternativi, ostacoli alla navigazione, tempi di attesa, infrastrutture, carte elettroniche e avvisi ai naviganti. Il nuovo testo ridimensiona tuttavia il campo d’applicazione della Direttiva, circoscrivendolo alle vie navigabili interne che attraversano le frontiere tra Stati membri e che fanno parte della rete TEN-T (Trans-European Transport Network). I Paesi con vie d’acqua puramente nazionali non saranno più obbligati a conformarsi alle norme RIS, rispondendo così alle preoccupazioni legate ai costi e all’onere amministrativo, soprattutto laddove già esistono sistemi marittimi equivalenti.

La revisione introduce anche una serie di standard tecnici aggiornati, in particolare per le quattro tecnologie cardine dei RIS: le carte elettroniche per la navigazione (Inland ECDIS), gli Avvisi ai Naviganti (NtS), il tracciamento delle navi (Vessel Tracking and Tracing) e la reportistica elettronica internazionale (ERI). Il passaggio da un approccio tecnico “a silos” a uno incentrato sull’utente riflette l’evoluzione delle esigenze del settore e l’integrazione crescente con gli altri nodi della catena logistica. Importanti, infine, le nuove garanzie in materia di protezione dei dati. La condivisione in tempo reale di informazioni sensibili, dalle rotte alle tempistiche, fino ai dati sulle merci trasportate,  richiede una solida architettura di sicurezza, su cui la Commissione ha insistito nel negoziato. Con l’accordo provvisorio siglato a inizio luglio, la parola passa ora al Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri, e successivamente al voto finale in Parlamento.
La nuova Direttiva entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE. Se approvata, questa riforma potrà rappresentare un passo decisivo verso un sistema di trasporto più integrato, digitale e sostenibile. Potenziare le vie navigabili interne significa alleggerire la pressione su strade e ferrovie, ridurre le emissioni e migliorare la resilienza delle reti logistiche europee. Una sfida tecnica e politica, ma anche una grande opportunità per il futuro della mobilità europea.