“Accuse infondate”: Cosco risponde agli USA sui presunti sistemi di spionaggio a bordo

Il colosso statale cinese respinge le indiscrezioni di Washington sull'uso commerciale delle sue navi per intercettazioni militari, minacciando azioni legali.

Una nave Cosco nel porto cinese di Qingdao

Ultimo aggiornamento 4 settembre 2026 - 14:42

I vertici di COSCO, il principale colosso statale del trasporto marittimo cinese, hanno respinto categoricamente le indiscrezioni secondo cui la propria flotta commerciale verrebbe impiegata per raccogliere informazioni di intelligence militare a favore del governo di Pechino.

La presa di posizione della compagnia è arrivata dopo la pubblicazione di un report dell’agenzia Reuters, nel quale si citano le dichiarazioni di due alti funzionari dell’amministrazione statunitense. Secondo tali fonti, sulle navi del gruppo sarebbero installati sistemi nascosti di intercettazione di segnali radio, in grado di captare comunicazioni militari e dati sulle tecnologie di crittografia lungo le coste dell’America del Nord, dell’Europa e dell’Asia.

COSCO ha risposto con fermezza definendo le accuse statunitensi “totalmente infondate” e “false”. Nel comunicato ufficiale rilasciato dal gruppo si legge: «Tutti i sistemi di comunicazione, navigazione, sicurezza e operativi installati sulle nostre navi sono utilizzati esclusivamente per scopi commerciali legittimi, tra cui la sicurezza della navigazione, le comunicazioni nave-terra e la risposta alle emergenze». La società ha poi sottolineato che «nessun dispositivo a bordo è impiegato per intercettare comunicazioni militari o raccogliere informazioni di intelligence», aggiungendo di riservarsi il diritto di intraprendere azioni legali per tutelare la propria reputazione aziendale e i propri legittimi interessi.

I due funzionari americani non hanno comunque specificato quali siano le imbarcazioni coinvolte né quali tecnologie vengano presuntamente adoperate. Tuttavia, la diffidenza di Washington nei confronti dell’armatore cinese ha una storia pluridecennale. Già verso la fine degli anni ’90 il Congresso espresso forti perplessità sulla concessione a COSCO di un terminal presso l’ex base navale di Long Beach. Successivamente, nel 2019, le autorità statunitensi imponevano la cessione del Long Beach Container Terminal per 1,78 miliardi di dollari dopo l’acquisizione del gruppo OOIL da parte di COSCO, proprio nell’ambito di un accordo sulla sicurezza nazionale. Sempre nel 2019 venivano applicate sanzioni contro due filiali del gruppo coinvolte nel commercio di petrolio iraniano.

Negli ultimi tempi la pressione politica è aumentata ulteriormente: il Pentagono ha inserito COSCO nella lista delle società collegate all’apparato militare cinese, mentre l’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR) ha introdotto dazi portuali sui servizi e sulle navi costruite in Cina, con possibili nuovi sviluppi in arrivo in autunno.