Sul caso delle due cisterne di olio extravergine provenienti dal Marocco, al centro dell’articolo pubblicato oggi dal Secolo XIX sui tempi dei controlli nel porto di Genova, arriva la precisazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La Direzione Territoriale ricostruisce la sequenza degli adempimenti e contesta alcuni elementi della ricostruzione fornita al quotidiano dagli operatori, in particolare per quanto riguarda i tempi della procedura doganale e la possibilità di trasferire la merce fuori dal porto durante l’attesa degli esiti delle analisi. Il Secolo XIX, raccogliendo la testimonianza della spedizioniera Marinella Calabrò della casa di spedizioni Goa, aveva riferito dell’arrivo dal Marocco di due cisterne di olio extravergine e dell’attesa per gli esiti dei controlli. «Giustissimo fare i controlli. Ma stiamo aspettando da quasi un mese gli esiti della verifica per frode commerciale e intanto l’olio ha sostato per settimane sotto il sole», aveva raccontato Calabrò, aggiungendo che, secondo la sua esperienza, a Salerno sarebbe possibile trasferire la merce fuori dal porto attraverso una fideiussione, evitando anche i costi di sosta.
È proprio su questa ricostruzione che interviene ADM. «La ricostruzione dei fatti ivi contenuta non corrisponde all’effettivo svolgimento degli eventi», sostiene la Direzione Territoriale, secondo cui la denuncia rischia di «fornire una rappresentazione non corretta dell’operato dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e del personale in servizio presso il porto di Genova». La prima precisazione riguarda le date. Le cisterne, secondo ADM, sono arrivate nel porto di Genova il 24 luglio 2026. La dichiarazione di importazione, però, sarebbe stata presentata dallo spedizioniere doganale incaricato soltanto il 29 luglio. «L’avvio delle operazioni doganali relative a merci provenienti da Paesi terzi presuppone la presentazione della dichiarazione doganale da parte dell’operatore economico», spiega l’Agenzia. E dunque, sottolinea la Direzione, «prima di tale data non era pertanto possibile avviare alcuna attività di verifica».
Dopo la presentazione della dichiarazione, il sistema automatizzato di analisi dei rischi ha disposto il controllo fisico della merce. A quel punto ADM sostiene di aver chiesto, attraverso il rappresentante doganale, la messa a disposizione delle cisterne. «Adempimento che, secondo la normativa unionale, grava esclusivamente sulla parte interessata», precisa l’Agenzia. Secondo la ricostruzione fornita dalla Direzione Territoriale, le cisterne sarebbero state rese disponibili ai funzionari soltanto il 5 agosto, dodici giorni dopo l’arrivo nel porto. «Nella stessa giornata i funzionari hanno eseguito il controllo previsto» e, ritenendo necessari ulteriori accertamenti, «hanno proceduto al campionamento del prodotto per le analisi di laboratorio». ADM sottolinea che il passaggio delle analisi non può essere considerato semplicemente un rallentamento burocratico. Si tratta, spiega l’Agenzia, di «un’attività tecnica specialistica che richiede tempi fisiologici di lavorazione» e che rappresenta «una garanzia fondamentale a tutela dei consumatori, del mercato e degli operatori economici».
C’è poi il tema della permanenza delle cisterne in porto. Su questo punto la versione dell’Agenzia differisce da quella rappresentata dalla spedizioniera. Secondo ADM, infatti, durante l’attesa degli esiti delle analisi l’importatore avrebbe potuto chiedere il trasferimento della merce «sotto vincolo doganale e previa prestazione delle garanzie previste», presso «un luogo idoneo nella propria disponibilità». La merce, in questo caso, sarebbe rimasta soggetta al «divieto di commercializzazione […] sino alla conclusione degli accertamenti». L’Agenzia precisa che questa possibilità «è stata peraltro rappresentata anche nel caso specifico al rappresentante doganale della parte». Secondo ADM, tuttavia, la facoltà non sarebbe stata esercitata. Da qui la conclusione della Direzione Territoriale: «La permanenza delle cisterne nell’area portuale è pertanto riconducibile alle scelte operative dell’importatore e non all’attività dell’Amministrazione doganale».
Una precisazione che riguarda direttamente uno dei passaggi dell’articolo del Secolo XIX, nel quale Calabrò aveva lamentato l’impossibilità, a Genova, di trasferire la merce fuori dal porto, spiegando che «a Salerno vige la stessa legge, ma lì con una fidejussione è possibile trasferire la merce fuori dal porto». ADM sostiene invece che una possibilità di trasferimento, alle condizioni previste dalla normativa doganale, fosse disponibile anche nel caso genovese e che fosse stata comunicata al rappresentante della parte. L’Agenzia contesta quindi l’eventuale attribuzione ad ADM della responsabilità per l’intera durata della giacenza. «L’attribuzione, anche implicita, all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di responsabilità per i tempi di giacenza della merce risulta priva di adeguato fondamento fattuale e non conforme alla reale sequenza degli eventi», afferma la Direzione Territoriale.
La precisazione di ADM riguarda il caso dell’olio e non l’altro episodio citato dal Secolo XIX, quello relativo a una partita di carne surgelata proveniente dal Sud America. In quel caso, infatti, il tema riguarda i controlli veterinari e la richiesta di rilevazione della temperatura dei container, sulla quale lo spedizioniere Giovanni Rossi, di Casasco e Nardi, ha parlato di «un’ulteriore incombenza che si aggiunge alle altre» e ha sostenuto che, per l’importazione di alimentari, «la situazione a Genova è veramente drammatica».
Sul fronte doganale, ADM coglie invece l’occasione per fornire anche un quadro dell’attività svolta nel porto genovese. La struttura è stata recentemente interessata, spiega la Direzione, da «un significativo processo di riorganizzazione finalizzato a incrementare l’efficienza e la rapidità delle procedure», con «l’unificazione dei precedenti uffici operativi», la costituzione di «una struttura unica al servizio dell’intera comunità portuale» e «il reclutamento di oltre quaranta nuove unità di personale». «L’efficienza delle operazioni di sdoganamento costituisce pertanto un obiettivo prioritario per questa Direzione», afferma ADM, sottolineando i risultati ottenuti «in termini di miglioramento dei processi» e richiamando il «ruolo strategico che il porto di Genova riveste per il sistema produttivo e logistico del territorio».
L’Agenzia interviene infine anche sul riferimento contenuto nell’articolo a un presunto «allarme degli operatori». «Non trova riscontro nelle informazioni a disposizione di questa Amministrazione», sostiene la Direzione Territoriale. Le associazioni di categoria degli spedizionieri doganali genovesi, aggiunge ADM, mantengono «un costante e costruttivo rapporto di collaborazione» con l’amministrazione e non avrebbero segnalato criticità riconducibili alla fattispecie descritta. A sostegno della propria posizione, l’Agenzia fornisce anche un dato sull’attività di controllo: «Dal 1° gennaio 2026 l’Ufficio Locale ADM Genova ha effettuato 608 campionamenti di merci ai fini delle relative analisi di laboratorio», senza che, secondo la Direzione, «siano emerse contestazioni in ordine ai tempi di gestione delle procedure connesse».
Il punto centrale della ricostruzione dell’Agenzia è che i tempi della pratica non possono essere letti come un unico periodo di attesa imputabile alle Dogane: tra l’arrivo della merce e la presentazione della dichiarazione sono trascorsi cinque giorni; la messa a disposizione delle cisterne per il controllo sarebbe avvenuta il 5 agosto; nello stesso giorno è stato effettuato il controllo fisico e il successivo campionamento; infine, secondo ADM, l’importatore avrebbe avuto la possibilità di trasferire la merce sotto vincolo doganale in attesa degli esiti. Una ricostruzione che precisa e circoscrive, dunque, il caso dell’olio rispetto al quadro più ampio delle criticità sollevate dagli operatori e raccontate dal Secolo XIX: secondo ADM, almeno per questa specifica vicenda, la permanenza delle cisterne nel porto non sarebbe riconducibile esclusivamente ai tempi dell’amministrazione doganale.