Non serve più sapere soltanto quante emissioni produce il porto, ma capire dove vanno, come incidono sulla città e cosa potrebbe succedere introducendo determinate misure. In poche parole, misurare l’aria di oggi per provare a prevedere il porto di domani. Questa è la logica dietro al progetto AirLabò, parte del programma Interreg Italia-Francia Marittimo, che trasforma i porti in laboratori nei quali dati ambientali, modellistica e confronto con il territorio concorrono alla definizione delle future strategie di mitigazione.
Un progetto transfrontaliero che mette insieme sette partner di cinque regioni diverse: l’Accademia Italiana della Marina Mercantile, Arpal, Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno settentrionale, Confindustria Centro Nord Sardegna, AtmoSud, Qualitair Corse e Techne Consulting. E che è entrato nel vivo il 24 settembre, tra le mura del Blue District, attraverso il suo strumento principale: il Living Lab. Ha chiamato allo stesso tavolo istituzioni, autorità marittime e portuali, organismi scientifici, imprese e cittadini.
“Questi strumenti permettono di sviluppare un monitoraggio proattivo: non soltanto leggere quello che accade oggi, ma guardare al futuro e orientare le possibili soluzioni”, è stato sottolineato durante l’incontro dal comandante Alessandro Russo, capo sezione della Polizia marittima, ambiente e difesa costiera della Capitaneria di porto di Genova
Una prospettiva che trova una traduzione concreta nella modellistica sviluppata da Arpal. Come ha spiegato la direttrice generale Elisabetta Trovatore: “Ci consente di vedere quantitativamente quale può essere l’effetto di una determinata strategia messa in campo oggi, anche quando i risultati si vedranno soltanto nel medio-lungo periodo”. E così gli scenari simulano gli effetti di possibili misure di mitigazione, dal cold ironing nei terminal di Genova Pra’ alle evoluzioni della normativa internazionale sulle emissioni delle navi.
Ma sono in realtà tre i principali livelli di azione di Airlabò: conoscere meglio le emissioni portuali, portare dati e stakeholder a dialogare con i comitati cittadini all’interno di un Living Lab e, non per ultimo, trasformare i risultati in strategie condivise. Dopo aver dato la possibilità agli stakeholder pubblici e privati di presentare domande e raccogliere proposte e suggerimenti, il progetto procederà con la pianificazione del porto del futuro.
Un tema particolarmente sensibile nel capoluogo ligure, dove porto e città convivono senza soluzione di continuità. “Genova è una città affacciata sul porto, con il porto inserito all’interno della città: per questo è inevitabile affrontare e gestire le ricadute sulle aree urbane più prossime”, ha sottolineato l’ingegnera Sara Arri, responsabile dell’Ufficio ambiente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale.
Grazie quindi agli interventi scientifici e tecnici di Arpal, Techne Consulting, Ispra, Università di Genova, Autorità di sistema portuale e Gnv, e al confronto con stakeholder e cittadinanza, Genova si trasforma quindi in un grande laboratorio a cielo aperto, dove capire in anticipo gli effetti che le scelte ambientali dei prossimi anni avranno sul porto e sulla città.




