I porti sono sempre più bersaglio di attacchi informatici sponsorizzati da Stati, secondo un nuovo documento del Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence (CCDCOE) della NATO.
I porti sono ormai diventati “calamite” per le aggressioni informatiche da parte di Russia, Iran e Cina, oltre che da gruppi di ransomware e “hacktivisti” con motivazioni politiche, avverte il rapporto.
Il documento descrive uno scenario di minacce in crescente escalation. I gruppi legati al GRU russo come APT28, quelli iraniani come APT35 e MuddyWater, e i cinesi come Mustang Panda, stanno attivamente prendendo di mira i sistemi portuali — inclusi il controllo degli accessi, i servizi di traffico navale e i terminal di rifornimento carburante.
Nel frattempo continuano gli attacchi ransomware e le campagne DDoS che colpiscono i principali terminal europei, con gruppi come BlackCat e NoName057 che causano disagi ad Amburgo, Anversa e Felixstowe. La divisione tra ambito civile e militare aggrava ulteriormente la crisi: la maggior parte dei porti è di proprietà privata, ma svolge anche funzioni militari, senza però essere ben integrata nelle difese informatiche della NATO.
Il CCDCOE chiede riforme urgenti: aggiornare la strategia marittima della NATO, rafforzare la condivisione di intelligence e integrare l’addestramento alla cybersicurezza nelle esercitazioni dell’Alleanza, per evitare future “blocchi digitali” nei porti di tutto il mondo.
I casi nel mondo
Singapore ha affrontato una grave minaccia informatica questo fine settimana, con il ministro coordinatore per la sicurezza nazionale, K. Shanmugam, che ha confermato un attacco serio ai danni delle infrastrutture critiche della città-Stato. Le autorità attribuiscono l’attacco al gruppo UNC3886, un’organizzazione di spionaggio sofisticata e legata a uno Stato, con potenziali legami con la Cina. La violazione, classificata come minaccia persistente avanzata (APT), aveva come obiettivo sistemi di alto valore strategico, tra cui reti energetiche, infrastrutture di trasporto e istituzioni finanziarie, mettendo a rischio l’erogazione di servizi essenziali come elettricità, porti e aeroporti.