Shipping, asse Roma – Londra: il Propeller sposa l’integrazione

Il presidente Umberto Masucci: "Non abbiamo parlato solo di business, i punti di incontri sono molteplici"

L'intervento del presidente dei Propeller clubs Masucci a Londra

Ultimo aggiornamento 22 aprile 2026 - 11:11

Londra – «Londra guarda con interesse a Roma, molto più che in passato». Umberto Masucci è il presidente dei Propeller Clubs. Ha guidato una delegazione di 55 associati nel Regno Unito per fare il punto sui rapporti marittimi tra i due Paesi in una fase di forte tensione. «Le criticità sono le stesse», dice Alessandro Panaro di Srm: dalla transizione energetica al cold ironing, fino al bunkeraggio di gas naturale liquefatto. A cambiare sono gli approcci: «La loro governance è privata, quella italiana quasi esclusivamente pubblica». Diversi modelli, ma analogo impatto sull’economia: «Tra il 2 e il 3% del Pil».

La missione londinese si è svolta a fine marzo. «L’idea – spiega Masucci – è nata quasi per caso». Il Propeller non era mai stato in Inghilterra. L’occasione si è presentata nel giugno 2025, quando il presidente ha incontrato l’ambasciatore italiano Inigo Lambertini. «Sapevamo che Londra non è più la sola capitale dello shipping, ma conserva un’importanza strategica in altri segmenti, come quello assicurativo. E, alla fine, l’iniziativa è piaciuta molto». Il programma ha previsto una tavola rotonda alla Trinity House, incontri all’ambasciata e visite all’International Maritime Organization e al Royal Automobile Club. Dall’Italia sono partiti in 55, di cui una quindicina di giovani. Seduti a fianco a loro in platea, anche rappresentanti del Department of British Trade, il dipartimento ministeriale del governo britannico responsabile per la promozione degli investimenti, la negoziazione di accordi commerciali internazionali e il supporto alle imprese nel Regno Unito.

«La crisi internazionale, dovuta principalmente alla situazione nello Stretto di Hormuz, preoccupa anche gli inglesi». In particolare, sottolinea il presidente dei Propellers Club italiani, il mondo delle assicurazioni, con premi che sono decuplicati». Il tema delle polizze è stato centrale nel dibattito, insieme a quello degli investimenti portuali. Come avviene in Italia, anche nel Regno Unito si sta puntando su nuove infrastrutture, cold ironing e bunkeraggi. Le differenze tra i due Paesi emergono soprattutto nei mercati di riferimento e nelle connessioni. «L’Italia – evidenzia Panaro, che è responsabile del dipartimento Maritime & Energy di Srm (Centro studi e ricerche collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) – deve confrontarsi con il Mar Mediterraneo; l’Inghilterra con flussi generati in larga parte dalla domanda interna».

Entrambe, secondo il Logistics Performance Index (indicatore della Banca Mondiale che misura l’efficienza e la competitività della logistica commerciale) si collocano al diciannovesimo posto al mondo, con un indice di 3.7 su 5. «La nostra posizione è stabile, la loro è lievemente in calo: nonostante ciò, sono riusciti a mettere a frutto gli investimenti e a connettersi meglio con gli altri Stati. Se è vero che i britannici guardano con interesse a quanto accade nello Stivale, noi dovremmo imparare da loro ad avere una maggiore apertura verso il privato e attrarre capitali esteri».

Il confronto si è poi esteso al Medio Oriente, dove «Suez marca il 50% e Hormuz il -97%». Secondo Panaro, «sono due dati praticamente incommentabili, su stretti che non sono chiusi ma fortemente perturbati». Da qui l’esigenza condivisa di sviluppare connessioni alternative. In particolare, aggiunge, «di riuscire a trasportare il petrolio da Hormuz via terra fino all’Arabia Saudita». È la logistica che si cambia e si adatta, anche se permangono delle problematiche. «I camion faticano a viaggiare con il caldo». E poi, sullo sfondo, resta il nodo della sostenibilità.

Il dialogo tra shipping italiano e britannico è destinato a proseguire. A Londra sono state avviate alcune intese. La prima tra Institute of Chartered Shipbrokers (gli agenti marittimi britannici), Federagenti e Fonasba. La seconda tra London International Shipping Week e Napoli Shipping Week. «Abbiamo ipotizzato persino un gemellaggio – riprende la parola, e conclude, Masucci –. Sicuramente, ci rivedremo all’ombra del Vesuvio. Questa volta tratteremo di welfare marittimo, ma non solo. Vorrei spostare lo sguardo anche su tematiche che vanno oltre il business».