L’Ucraina sta costruendo un nuovo terminal cerealicolo sul Mar Nero, a Pivdennyi, porto dell’area di Odessa. A realizzarlo è Epicenter Agro, la divisione agricola della catena Epicenter K, con un progetto da 5 milioni di tonnellate annue e 250 mila tonnellate di stoccaggio in silos. Il sito occupa circa 32 ettari e prevede linee ferroviarie capaci di cinque convogli al giorno, pari a tre milioni di tonnellate l’anno, più un terminal stradale da mille tonnellate l’ora. La logistica interna sarà affidata a un corridoio coperto lungo un chilometro e mezzo che collegherà i silos a una banchina di 350 metri, con fondali da 16 metri e due gru da 1.500 tonnellate l’ora.
Dietro i numeri si legge un sostegno concreto alla ripresa dell’export agricolo, falcidiato da blocchi, bombardamenti e costi logistici in crescita. Prima della guerra, dai porti del Mar Nero uscivano in media sei milioni di tonnellate di cereali al mese; oggi il flusso si è ridotto a meno di un decimo. Gli attacchi hanno colpito oltre trecento strutture portuali e distrutto depositi, silos e macchinari, riducendo del 50 per cento la capacità marittima del Paese. Ne è derivata una perdita stimata di circa dieci punti di PIL, con miliardi di dollari di mancati introiti in valuta estera e centinaia di migliaia di posti di lavoro cancellati.
In risposta a questo collasso, Kiev ha spostato parte delle esportazioni verso rotte alternative: i porti sul Danubio, i corridoi terrestri verso l’Unione Europea, e il corridoio marittimo autonomo che collega Pivdennyi, Odessa e Chornomorsk. Nel 2024 i volumi sono tornati a crescere: il traffico complessivo nella regione ha superato i 120 milioni di tonnellate, di cui oltre 70 di prodotti agricoli. Anche il valore delle esportazioni nazionali è risalito, con un incremento del 15 per cento rispetto all’anno precedente. La distanza dai livelli del 2021 resta ampia, ma l’effetto rimbalzo è evidente.
In questo contesto il nuovo terminal assume un significato doppio. Da una parte, è un’infrastruttura necessaria per consolidare la ripresa e ridurre i costi unitari di esportazione. Dall’altra, è un segnale politico ed economico. Epicenter è uno dei conglomerati più influenti del Paese, con legami stabili con il parlamento e il governo. La famiglia Urbansky, che partecipa al progetto, è parte della classe dirigente economica di Odessa. La presenza di capitali offshore conferma un modello di sviluppo che si appoggia a reti consolidate più che a investimenti esteri diretti.
La tabella di marcia prevede l’avvio delle operazioni nel 2026. Resta aperto il problema della sicurezza: Odessa e i suoi porti continuano a essere bersagli dell’aviazione russa e costruire in un’area sotto minaccia comporta rischi immediati. Ma per le élite economiche locali e nazionali il calcolo è chiaro: investire oggi, confidando che nei prossimi anni la situazione renda possibile recuperare volumi e redditività. In caso contrario, l’Ucraina rischierebbe di cedere spazio ad altri esportatori, soprattutto sul mercato mediterraneo e africano.