Genova – Il Consiglio di amministrazione della Puertos del Estado, l’ente pubblico portuale centrale della Spagna, ha dato il via libera al bilancio statale 2027, che prevede un piano di investimenti pubblici per circa 1,5 miliardi di euro. La quota principale di 913,8 milioni sarà destinata a infrastrutture per aumentare la capacità operativa dei porti (in particolare nuovi terminal e silos per il traffico delle auto).
Altri 321,8 milioni di euro finanzieranno interventi di sostenibilità, in particolare sistemi di elettrificazione delle banchine che consentono alle navi di collegarsi alla rete elettrica durante la sosta in porto, riducendo le emissioni. Il piano stanzia inoltre 179,7 milioni di euro per migliorare gli accessi terrestri, soprattutto ferroviari, con l’obiettivo di favorire il trasporto merci su rotaie e ridurre il traffico stradale. I porti maggiormente interessati saranno quelli di Vigo, La Coruña e poi Valencia, Barcellona, Bilbao, Cartagena, Malaga e Santander. Secondo il bilancio, nel 2027 il sistema portuale registrerà ricavi per oltre 1,4 miliardi di euro, +4,6% rispetto a quest’anno, mantenendo la capacità di autofinanziare gli investimenti.
Le differenze tra puertos e porti
Parliamo della Puertos del Estado spagnola perché il tema dell’istituzione di una struttura centrale di coordinamento per i porti rappresenta il tema portante della riforma di settore attualmente in discussione alla commissione Trasporti della Camera: il bilancio preventivo della Puertos del Estado esemplifica bene come lavora l’ente spagnolo, ed è utile per fare un raffronto sul modello cui tende l’Italia. Davide Maresca, avvocato e docente universitario in diritto della Concorrenza, fa parte del gruppo di esperti incaricati dal ministero dei Trasporti a supporto dell’attuazione della riforma dei porti, e spiega le differenze tra i due modelli.
Ente pubblico vs. società per azioni
«Premesso che il disegno di legge in Italia è ancora in discussione, e che dai contributi registrati nel corso delle audizioni è più che plausubile ci potranno essere modifiche anche significative prima che si arrivi all’approvazione della legge – precisa Maresca – proviamo a partire dalle basi attuali. Prima di tutto possiamo notare che la prima grande differenza è che la Puertos del Estado è in sostanza un ente pubblico, mentre la Porti d’Italia, benché pubblica, sarebbe una società per azioni, e questo marcherebbe differenze rispetto al suo ruolo e alle sue funzioni rispetto ai porti.
Pianificazione e controllo
«E questo ci porta alla seconda grande differenza – dice Maresca -. La Puertos del Estado ha certamente una funzione di coordinamento dei porti, che nel nostro attuale ordinamento è in carico al ministero dei Trasporti. In Italia, alla funzione di coordinamento, la Porti SpA aggiungerebbe anche attività di pianificazione e controllo». In pratica, almeno sulle opere strategiche definite nell’Accordo di programma tra ministero e Porti SpA (alla cui definizione comunque partecipano, va ricordato, le Autorità portuali) a decidere in Italia sarebbe la società centrale. In Spagna – prosegue Maresca – i porti hanno invece più autonomia: le risorse sono distribuite dalla Puertos del Estado, ma tutta pianificazione in loco è decisa dalle Autorità portuali, senza una roadmap stabilita a livello centrale. In pratica, è quello che succede oggi in Italia con l’attuale legge portuale.
Il nodo della progettazione
«C’è poi un’ultima sostanziale differenza – spiega Maresca -. La vera novità è che la Porti SpA sarebbe anche il soggetto incaricato di progettare e portare a realizzazione le opere strategiche, ed è per questo che, almeno in base all’attuale disegno di legge, una parte delle risorse oggi operative all’interno delle Autorità portuali passerebbe negli organici della società centrale».
Il dibattito parlamentare
Insomma, il grado di operatività pensato in Italia dal ministero dei Trasporti per la Porti SpA è molto maggiore rispetto alla Puertos del Estado. Quest’ultima nei fatti si configura come un organismo pubblico incaricato di coordinare i porti spagnoli rispetto all’indirizzo del governo (non troppo diverso da ciò che oggi fa una Direzione del ministero). Il disegno italiano risulta di maggiore rottura, anche se, come si diceva, la discussione parlamentare è in corso, «e la direzione che sta prendendo il dibattito – conclude Maresca – è attualmente per un riequilibrio dei rapporti tra le competenze della Porti SpA e quelle delle Authority sul territorio». Forse un modello un po’ più spagnolo di quello che si pensava all’inizio. Ma il dibattito è in pieno svolgimento. —