Napoli – “L’import-export mondiale e i prodotti energetici viaggiano via nave e l’economia marittima rappresenta una lente attraverso cui analizzare le tensioni geopolitiche, i dazi e il loro impatto. Per l’Italia un settore strategico, spesso poco considerato, ma che invece genera 65 miliardi di valore aggiunto diretto oltre ad essere un pilastro per il nostro export”. Lo ha detto Massimo Deandreis, direttore generale Srm, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, presentando oggi a Napoli il rapporto annuale sull’economia marittima, che offre un quadro della portualità, dello shipping e della logistica nel più ampio contesto del Mediterraneo e internazionale. “È significativo che i porti italiani nel 2024 abbiano movimentato volumi in crescita – ha proseguito Deandreis – dimostrando così la resilienza degli armatori e delle infrastrutture”. A suo avviso, ora, “occorre proseguire puntando su sostenibilità ed intermodalità. E valorizzando i porti come hub energetici. Queste sono le direttrici di marcia per diventare più efficienti. Ma occorre anche porre attenzione a nuovi ambiti: per questo, dal prossimo anno, Srm estenderà i propri studi anche alle tematiche connesse al sotto-mare, che anche per gli aspetti tecnologici, stanno diventando sempre più importanti e strategiche”.
“Il commercio via mare globale è aumentato del 2,1% nel 2024, raggiungendo 12,6 miliardi di tonnellate e crescerà in un range tra lo 0,2% nel 2025 e +1,5% nel 2026. La situazione di incertezza dell’economia globale, a causa di guerre e dazi, non ferma la crescita”. È quanto emerge dal dodicesimo Rapporto Annuale ‘Italian Maritime Economy’ di Srm (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo), intitolato quest’anno ‘Protezionismo e dazi: impatti su shipping globale e modelli portuali. Il Mediterraneo al centro degli scenari tra intermodalità e sostenibilità‘, presentato presso le Gallerie d’Italia di Napoli.