Il terremoto giudiziario a Trieste alla fine ha fatto cadere Antonio Gurrieri. Il commissario straordinario dell’Autorità di sistema portuale del mar Adriatico orientale ha rassegnato ieri le dimissioni dall’incarico, rinunciando anche alla candidatura alla presidenza su cui proprio ieri avrebbe dovuto votare il parere la commissione Trasporti della Camera.
La nota di Gurrieri
«La scelta è maturata in autonomia con l’intento di tutelare l’Istituzione in un momento in cui l’attenzione pubblica rischia di allontanarsi dal merito dell’azione amministrativa e strategica in corso», ha spiegato una nota dell’Authority. Antonio Gurrieri ha dichiarato: «La mia carriera, lunga oltre trent’anni in questo Ente, si è sempre contraddistinta per l’osservanza delle regole e il rigore istituzionale. In questo contesto, ribadisco che non sono indagato né per le mie attività passate e presenti presso il Porto, né per il mio incarico in Alpe Adria (società di logistica partecipata da Adsp, Regione e Rfi di cui è amministratore delegato, ndr), ma per questioni private su cui farò chiarezza. Prendo atto – ha continuato Gurrieri – del clima che si è creato, in parte alimentato da interessi che nulla hanno a che fare con il bene del porto, e ritengo che il miglior modo per proteggere l’ente e le sue prospettive di crescita sia oggi fare un passo indietro». L’indagine, con ipotesi di riciclaggio, riguarda presunte consulenze pagate da soggetti del Far East a una società austriaca che farebbe riferimento a Gurrieri.
La partita del ministero
Adesso si apre una partita delicata per il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini. I tempi sono stretti per trovare un nome nuovo, con l’agosto che incombe. L’ipotesi più accreditata è il ritorno da commissario di Vittorio Torbianelli, che nei mesi scorsi aveva già fatto da traghettatore fra l’era di Zeno D’Agostino (che lo aveva di fatto indicato come proprio successore, per cui avrebbe dovuto passare in quota Lega) e l’arrivo di Gurrieri. Ricordiamo però che il passaggio da Torbianelli a Gurrieri non era stato indolore, con quest’ultimo che gli aveva revocato la carica di segretario generale. Sulla vicenda no comment dello stesso D’Agostino, contattato da Il Secolo XIX.
Il risiko delle nomine delle Adsp è stato caratterizzato negli ultimi mesi a livello nazionale da rallentamenti e impasse, dovuti alle contrattazioni politiche fra i partiti della maggioranza, in particolare Lega e Fratelli d’Italia. Da qualche giorno sembrava che il quadro si fosse composto e le audizioni in Parlamento erano riprese. Ma il castello di carte è così instabile che togliere una carta del peso di Gurrieri rischia di rimettere tutto in discussione. Per il ministro quindi adesso si aprono almeno due possibilità. O tamponare la situazione in Friuli Venezia Giulia con un commissario balneare, cioè a breve scadenza, in attesa che a settembre tornino a riunirsi le Camere e indicare allora il futuro presidente. Oppure trovare subito un jolly che permetta al prossimo commissario e presidente in pectore di Trieste e Monfalcone di cominciare subito a operare con pieni poteri, come stanno facendo altri candidati.
La reazione di Trieste
Intanto, mentre il governatore Massimiliano Fedriga ha annunciato che riaprirà il confronto col governo, nel porto giuliano il clima è tornato a essere inquieto. L’idea di una soluzione temporanea non piace per niente. «L’auspicio – afferma il presidente di Confetra Fvg, Stefano Visintin – è che venga nominato subito un presidente con pieni poteri, che sia espressione di un accordo politico forte fra tutti i partiti di governo. La comunità degli operatori privati ha già delineato da tempo le caratteristiche che deve avere e alcuni nomi sono già stati fatti nel corso di questi lunghi mesi. Un ulteriore commissariamento di fatto penalizzerebbe la nostra attività in un momento già difficile, sia del punto di vista geopolitico, sia da quello del posizionamento del porto sul mercato. Confido quindi in una decisione rapida e ben sostenuta da chi ha la responsabilità politica di tale nomina». Per Matteo Zorn (Uil Fvg), «eravamo in uno stallo, ora siamo di fronte a un crollo», mentre per Antonio Pittelli (Fit Cisl Fvg) «ogni ritardo è un danno che la nostra economia non può permettersi».