Il 23 luglio scorso ha visto la conclusione della fase di presentazione delle candidature per la prequalifica del progetto Energy Corridor promosso dall’Autorità del Canale di Panama. Con la chiusura della raccolta della documentazione, l’ente panamense è ora impegnato nella valutazione dei requisiti legali, tecnici e finanziari delle società interessate. Al termine pubblicherà la lista dei soggetti ammessi alla fase successiva della gara. Si tratta di un passaggio decisivo per una delle più ambiziose iniziative infrastrutturali lanciate da Panama negli ultimi decenni, destinata a rafforzare il ruolo del Paese come piattaforma logistica ed energetica globale.
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Un progetto da 4 miliardi
Il progetto prevede la realizzazione di un corridoio energetico interoceanico basato su una pipeline di circa 76 chilometri che collegherà le coste atlantica e pacifica dell’istmo. L’infrastruttura sarà in grado di trasportare propano, butano ed etano tra i due oceani con una capacità stimata fino a 2,5 milioni di barili al giorno. Questo consentirà ai prodotti energetici di attraversare Panama senza passare attraverso le chiuse del canale. Terminali marittimi sulle due coste per le operazioni di carico e scarico affiancheranno il sistema. Secondo le stime circolate durante il processo di selezione, l’investimento potrebbe raggiungere i 4,2 miliardi di dollari.
I candidati da tutto il mondo
L’iniziativa ha attirato l’attenzione di alcune delle principali aziende mondiali dell’energia, della logistica e delle infrastrutture. Nei programmi di consultazione organizzati dall’Autorità del Canale hanno partecipato gruppi come ExxonMobil, Chevron, Energy Transfer, Enterprise Products Partners, Phillips 66, Targa Resources e Oneok dagli Stati Uniti, insieme a operatori asiatici quali Eneos, Itochu, Sumitomo Corporation, Iwatani, Astomos Energy e Sk Gas. Tra i soggetti coinvolti nelle consultazioni preliminari figurano inoltre Vopak, Ultranav, Otamerica, Fortress Investment Group, Mitsubishi, Vitol, Shell e diversi istituti finanziari giapponesi.
Il problema della siccità
L’importanza strategica del progetto va oltre il semplice sviluppo di una nuova infrastruttura energetica. Negli ultimi anni il Canale di Panama ha dovuto affrontare crescenti problemi legati alla scarsità d’acqua provocata da periodi di siccità sempre più frequenti e intensi, spesso legati al fenomeno detto El Nino. Le chiuse del canale richiedono enormi quantità di acqua dolce per ogni transito e, durante le fasi più critiche, l’Autorità ha dovuto limitare il numero delle navi in attraversamento, con ripercussioni sui tempi di attesa e sui ricavi. Il nuovo Energy Corridor consentirebbe di trasferire grandi volumi di prodotti energetici tra Atlantico e Pacifico senza utilizzare le chiuse e senza consumare ulteriore acqua, riducendo così la pressione sulle infrastrutture esistenti.